Biografia

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Il primo incontro con la psicoanalisi e Freud è avvenuto durante una lezione di filosofia al liceo classico. Si parlava di sogni e rimasi affascinato dall’idea che nella vita delle persone ci fosse dell’altro, che non tutto fosse alla portata della coscienza, che esistesse uno spazio inesplorato dentro ciascuno di noi.

freud

Così mi iscrissi alla facoltà di Psicologia dell’Università di Torino e nel 2005  mi laureai con 110 e lode con una tesi che affrontava il tema dell’immigrazione e, in particolare, quel difficile compito di rinegoziazione della propria cultura che una persona immigrata attraversa. Dopo i primi tre anni continuai con il biennio magistrale e nel 2008 mi laureai in Psicologia clinica e di comunità, sempre con 110 e lode, con una tesi di ricerca sulla comunità romena a Torino. Il mio interesse è stato da sempre rivolto al sociale, a quel disagio della civiltà di cui parla Freud e che non può essere scollegato dalla psicoanalisi e dalla clinica.

Negli anni dell’Università, oltre a continuare il mio cammino come capo-educatore all’interno dell’associazione scout AGESCI, mi sono avvicinato anche all’associazione Psicologi per i Popoli, con cui ho condiviso numerose esperienze formative. Uno dei temi principali trattati dall’associazione è la psicologia dell’emergenza e in quegli anni ho avuto l’onore di dare vita, grazie alla presidente dott.ssa Maria Teresa Fenoglio, alle squadre di intervento psicologico in situazioni di emergenza sulle ambulanze del 118 a Torino.

Finita la formazione universitaria e prima di intraprendere una nuova esperienza formativa, sono stato assunto all’associazione Gruppo Abele Onlus. Il mio primo anno al “gruppo” l’ho passato presso la Casa Alloggio per malati di HIV Cascina Tario: un’esperienza bella, importante, utile sotto innumerevoli punti di vista. Dopo questa prima esperienza, mi sono spostato presso il servizio ambulatoriale di Accoglienza e Trattamento delle dipendenze, dove ho passato tre anni molto intensi e dove ho avuto anche l’onore di coprire il ruolo di vice responsabile di tutti i servizi dell’accoglienza.

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In quegli anni, complice anche il mio percorso di analisi ad indirizzo lacaniano con il dott. Lodari Gabriele, a cui devo molto di quello che sono, sentivo forte la necessità di continuare la mia formazione in campo psicoanalitico, che ho sempre considerato come indirizzo principale in tutte le mie attività. Così mi sono iscritto alla scuola di specializzazione quadriennale in psicoterapia “Laboratorio Freudiano Milano” e ho frequentato le attività dell’Associazione Lacaniana Internazionale di Torino. Mi sono specializzato nel 2014, con una tesi che indagava il rapporto tra le nuove tecnologie e l’identità.

Fin dal 2011, infatti, ho avuto modo di occuparmi di ragazzi che instauravano un rapporto con il computer così importante da escludere qualsiasi altra forma di attività e relazione. Su questo tema ho dedicato molti dei miei studi e delle mie ricerche e nel corso degli anni ho ampliato la mia riflessione al tema più generale del rapporto della nostra contemporaneità con queste nuove tecnologie. Molti giornalisti mi chiedono pareri, interviste e commenti su queste tematiche e penso che questo sia il segno che ci sia bisogno di approfondire questi cambiamenti che ci stanno attraversando. Oltre al lavoro clinico e di ricerca, porto avanti progetti di prevenzione all’interno di alcune scuole di Torino e intervengo in diversi seminari e convegni.

Dal 2013, anno in cui ho salutato il Gruppo Abele, ho cominciato a lavorare privatamente nel mio studio. In questi anni, oltre ad operare come psicoanalista, ho avuto la fortuna di collaborare per due anni con la Caritas Diocesana di Torino e di cominciare un bel rapporto di collaborazione con la cooperativa Terra Mia. Con i colleghi della cooperativa mi occupo oggi di prevenzione e di sostegno psicologico in adolescenza. Ma ci sono stati, e ci sono ancora, tanti altri compagni di strada: tra tutte l’associazione Centro Studi Informatica Giuridica e l’associazione per programmatori di videogame T-Union. Con tanti di loro si condividono idee, progetti, idee di intervento.

Infine, e qui siamo praticamente arrivati al presente, ho cominciato a scrivere su un blog, che nel corso degli anni ha assunto differenti sfumature a seconda del periodo che stavo attraversando. Penso sia normale, la bellezza della scrittura è che non si lascia addomesticare e che punta là dove c’è un desiderio. Il blog parla del disagio della civiltà, di questa nostra società che stiamo costruendo e che vorremmo diventasse un po’ migliore di come l’abbiamo trovata. Questo è lo spirito del blog. Questo il tema centrale di tutto il mio lavoro.

Alberto Rossetti