Alberto Rossetti

Hikikomori

Oramai da 5 mesi vivo recluso nella camera di casa mia. Sono un hikikomori. Rifiuto la società, rifiuto di vedere le altre persone e ho enormi difficoltà a parlare. Mi sento sempre attaccato e giudicato. Spesso digiuno pur di evitare di affrontare le altre persone. Vivo tra il mio letto ed il mio bagno, attaccato allo schermo del computer. Le giornate, le ore, non hanno senso per me.” (R., 21 anni)

DI COSA SI TRATTA?

Hikikomori_1In Italia, il numero degli adolescenti ritirati, o hikikomori (termine giapponese che significa stare in disparte), è in aumento. Questi ragazzi, la maggioranza di sesso maschile e di età compresa tra i 12 e i 25 anni, abbandonano la scuola, restano chiusi nelle proprie camere, in alcuni casi con le tapparelle abbassate, e annullano ogni contatto con l’esterno.  

Internet è spesso l’unica finestra sul mondo che questi ragazzi riescono a tenere aperta. Grazie ai videogame multiplayer, ad esempio, mantengono delle relazioni con altre persone, pur in forma virtuale. Oppure guardano serie TV, anime, documentari, leggono manga e notizie dal mondo.  

I motivi che spingono alla chiusura possono essere numerosi, diversi da ragazzo a ragazzo. Spesso il filo conduttore che collega tutte queste storie è la paura dell’incontro con l’altro, il non riuscire a sopportare il peso di un giudizio che arriva ad immobilizzare. La reclusione sembra allora essere l’unica possibilità per evitare questo sguardo, per non sentirsi più stupidi, per non dovere più subire la violenza di tanti sguardi che altro non fanno che rimandare un giudizio negativo.

IL MIO INTERVENTO

ADOLESCENTI E FAMIGLIA

In queste situazioni si lavora assieme ai genitori per arrivare a costruire una buona relazione tra il terapeuta e il ragazzo. Questo passaggio può richiedere tempo e in alcuni casi può ovviamente prevedere che il terapeuta vada a casa del ragazzo. Una volta che si è creato un legame con il giovane si lavorerà per cercare di comprendere le cause del ritiro.

GRUPPO PER GENITORI

Oltre ai colloqui, ho pensato di organizzare un gruppo che permetta ai genitori di condividere le fatiche che questa situazione crea. Spesso infatti ci si sente soli a doversi sobbarcare questo peso e la sensazione di impotenza e di vergogna non consente di condividere con altre persone queste fatiche. Il gruppo, che si ritrova ogni due settimane, ha come obiettivo quello di conoscere altri genitori che stanno vivendo situazioni simili per confrontarsi, condividere le proprie storie e supportarsi a vicenda.

FORMAZIONE

Negli ultimi mesi ho ricevuto numerose richieste di aiuto da genitori di altre regioni. Purtroppo, l’intervento che io propongo, necessità di vicinanza per poter essere efficace. Quando sono riuscito ho dato il numero di telefono di colleghi che potessero occuparsi del caso sul territorio, ma non sempre questo è stato possibile. Per questo motivo ho pensato di organizzare corsi di formazione in altre regioni su richieste specifiche (da associazioni del terzo settore, privato sociale piuttosto che ASL o scuole). Inoltre, se sei uno psicoterapeuta e ti occupi anche tu di questo tipo di situazioni, contattami così da poter creare una rete nazionale di esperti su queste tematiche.

Qui si trova l’articolo che ha pubblicato il settimanale Gente sul fenomeno Hikikomori (con una mia intervista)

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