Holden Caulfield. La sintesi dell’adolescenza

Un’altalena di emozioni, che si alternano con regolarità e restano ferme per qualche frammento di attimo. L’adolescenza non si fa prendere tanto facilmente, inutile girarci attorno. Anzi, potrei dire che sforzarsi di comprendere l’adolescente è un compito al limite dell’impossibile. Per questo il mondo degli adulti si sente così spesso frustrato di fronte all’intemperanza e alle contraddizione del giovane. Forse, a differenza di quanto si sente spesso dire, l’adulto non si dimentica mai di quell’altalena su chi è salito in adolescenza e proprio per questo tenta di evitare al proprio figlio la caduta. Si vorrebbe che l’adolescenza passasse liscia, senza problemi per il ragazzo e i suoi genitori. La società stessa tenta in tutti modi di ingabbiare i giovani, cercando di trasformarli in perfetti scolaretti che non sbagliano un colpo e si preparano alle sfide del futuro. Ma il risultato, che lo si voglia o no, è sempre deludente. I ragazzi sono carichi di aspettative e hanno sempre meno strumenti a disposizione.

Nell’adolescente incontriamo la frattura, il punto di rottura che segna la fine dell’infanzia e l’inizio all’età adulta. Per questo l’adolescente guarda al futuro, sentendosi grande, e nello stesso tempo strizza l’occhio al passato, cercando protezione e riparo. Anche questa è una bella contraddizione. Si vive con lo sguardo rivolto alla vita che sarà pur senza rinunciare al calore della propria famiglia. C’è sempre, nel giovane che sta attraversando questa fase della vita, questa contrapposizione che porta a tanti scontri con i genitori. L’oggetto che amo, che ho amato, è anche quello che mi impedisce di amare un nuovo oggetto e per questo, proprio per questo, arrivo ad odiarlo, a tentare di distruggerlo. Non è certo facile essere genitore di un adolescente, accorgersi di essere il depositario di emozioni così contrastanti, fare spazio a questa lotta che il ragazzo sta vivendo.

Fare spazio è l’esatto contrario del controllare, limitare o impedire. Fare spazio significa porre ascolto, parola inflazionata di cui però facciamo fatica a comprendere la reale portata. Ascoltare non significa indirizzare, convincere, ingabbiare, obbligare. Ascoltare è dare uno spazio all’ambiguità e alle contraddizioni, permettere alle parole di formare ciò che nella mente del ragazzo non ha forma e, proprio per questo, viene messo in atto. Gli adolescenti hanno bisogno di trovare adulti che diano valore alla loro parola, perché in questo modo possono fare esperienza reale di qualcosa che li riguarda. Perché “una parola, se non ha nessuno a cui dire una cosa, smette di vivere”- scrive Andrea Bajani nel suo libro Un bene al mondo – “Era stato così che, senza accorgersene, il bambino si era riempito la pancia di parole morte, andando in giro per anni con dentro un cimitero di cose ma fatte e frasi mai dette”.

Il valore dell’esperienza non può essere semplicemente archiviato. Le “ragazzate”, come spesso vengono definite da adulti giudicanti, non sono altro che tentativi di comprensione messi in atto perché la parola, da qualche parte, si è inceppata. Certamente tutti noi vorremmo evitare esperienze tanto penose ai nostri figli, ma per fare questo dobbiamo aver presente che un ragazzo deve passare dall’esperienza, ovvero dall’incontro col Reale. Un Reale che, come detto, è anche quello di una parola vera, toccante, sincera, che prende forma nonostante tutto. Ma questo non basta, è necessario il contatto fisico, l’impatto, l’incontro. Solo così l’adolescente riesce a toccare con mano il valore della sua esperienza e dare un nome alle cose che lo circondano.

Per questo Holden Caulfield, molto più famoso come il giovane Holden di J.D. Salinger, rappresenta la sintesi dell’adolescenza. Ci ricorda, l’inquieto Holden, che l’adolescenza non scorre sempre liscia e che inutili sono i tentativi di controllarla. L’adulto, come detto, può offrire uno spazio, questo sì. A patto che accetti di stare nella contraddizione senza esigere risposte che non possono, in alcuni casi non devono, esserci.

“Un sacco di gente, soprattutto questo psicanalista che c’è qui, continuano a domandarmi se quando tornerò a scuola a settembre mi metterò a studiare. È una domanda così stupida, secondo me. Voglio dire, come fate a sapere quello che farete, finché non lo fate? La risposta è che non lo sapete. Credo di sì, ma come faccio a saperlo? Giuro che è una domanda stupida.”

Il giovane Holden, J.D. Salinger

(sì, lo ammetto, anche io ho fatto l’errore di quello psicanalista di cui parla Holden. In fondo, tutti siamo un po’ quello psicanalista quando smettiamo di ascoltare e cerchiamo di portare il ragazzo a dire quello che vorremmo sentirci dire)

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