Il momento è complicato. E la colpa non è dei social

Ho letto che la vittoria ai campionati del mondo della Francia ha scatenato un po’ di razzismo sui social. C’è chi dice che ad aver vinto i mondiali è stata l’Africa e non la Francia. A parte il fatto che la vittoria “dell’Africa” sarebbe una notizia bellissima, ormai non mi stupisco più. Ho (quasi) smesso di arrabbiarmi leggendo i post di Salvini, Di Maio e Di Battista e non sento neanche troppo disgusto nel leggere i commenti di chi li segue (prima o poi, però, cercherò di togliermi questo vizietto). Qualche mese fa era diverso. Mi arrabbiavo, mi indignavo, facevo screenshot ai commenti più terribili, ne parlavo con colleghi e amici…insomma mi rovinavo la giornata. 

Il momento è delicato

Lo è perché il nostro sistema sembra non essere più in grado di sostenere una diseguaglianza economica così forte. Su Internazionale n.1263, il filosofo statunitense Matthew Stewart firma un bell’articolo dal titolo I privilegiati. Chi sarebbero questi privilegiati secondo lo scrittore? Quel 9,9% della popolazione statunitense che si trova tra lo 0,1% più ricco e il 90% più povero. Un 9,9% che se la passa piuttosto bene perché vive nei quartieri migliori delle città, frequenta le Università più prestigiose e, soprattutto, è molto chiuso nei confronti di quel 90% che sta al piano di sotto nella scala sociale. Perché la tesi di Stewart è questa: chi si trova nel 9,9% della popolazione non ha interesse a dividere la torta di ricchezza con altre persone e farà di tutto perché questo non accada.

La mobilità economica, inoltre, è ridotta ai minimi termini.

Se hai genitori che stanno in quel 9,9% non avrai problemi a restarci. Se invece nasci nel restante 90% della popolazione avrai pochissime possibilità di salire quel gradino. Stewart lo spiega così: “Immaginate di trovarvi su una scala socioeconomica con l’estremità di un elastico legata alla caviglia e l’altra al gradino dove sono i vostri genitori. Più l’elastico è resistente, più sarà difficile per voi spostarvi dal piolo di partenza. Se i vostri genitori sono in alto sulla scala, l’elastico vi tirerà su in caso di caduta; se sono in basso, vi trascinerà giù quando cominciate a salire”.

Il merito

Secondo questa prospettiva la meritocrazia è una bugia che ci raccontiamo per continuare a non prendere con serietà la diseguaglianza economica presente all’interno delle nostre società. Diciamo che è più facile avere merito se vivi in una bella casa in un quartiere ben servito, se hai frequentato buone scuole e se hai dei genitori in grado di sostenere tutti i tuoi sforzi. Niente di male, per carità. Ma diciamo le cose come stanno. Più che il merito, allora, dovremmo concentrarci su queste diseguaglianze economiche. Sarò più netto: il merito è la scusa che usiamo per continuare a non vedere che a fare la differenza tra le persone è la classe sociale di appartenenza dei genitori. Se nasci in quel 9,9% ci resti. In tutti gli altri casi difficilmente riuscirai a salire quel gradino. Questo al di là del merito.

Salvini e i 5 Stelle

Torno immediatamente alla politica italiana consapevole di non avere detto niente di nuovo. La vittoria dei 5 stelle e di Salvini è, in fondo, la vittoria di quel 90% della popolazione. Con la loro propaganda, infatti, questi politici parlano direttamente alla stragrande maggioranza della popolazione che si è stufata di sentire parlare solo quel 9,9% che ha in mano buona parte della società. Il punto sta qui. Le politiche sui migranti, infatti, non fanno altro che ascoltare il disagio di quelle persone che ogni giorno condividono il pianerottolo, la mensa della Caritas, le classi a scuola e il posto di lavoro con chi arriva da altre parti del mondo. Perché potete stare certi che nei quartieri residenziali più ricchi, anche qui in Italia, le classi nelle scuole sono popolate soprattutto da bambini di nazionalità italiana e gli stranieri che ci sono fanno comunque parte di quel 9,9%  della popolazione. Se invece andate in periferia la situazione cambia, le classi sono multietniche, le incomprensioni aumentano, gli insegnanti faticano, le differenze culturali si incontrano e si scontrano. 

Non voglio giustificare il razzismo. Voglio solo dire che è più facile non essere razzisti quando si vive in condizioni privilegiate e si hanno strumenti culturali migliori per leggere i fenomeni. In fondo, Salvini non fa altro che ripetere questo. Poi, certamente, anche nel 9,9% troviamo molte persone razziste. In questo caso, a mio avviso, il razzismo è un modo per evitare contaminazioni e fare in modo che i propri figli crescano indisturbati nel comfort creato dai genitori. In entrambi i casi, a farne le spese, sono purtroppo le persone che arrivano da lontano, facendo viaggi pericolosissimi alla ricerca di una possibilità per vivere. Da questo punto di vista il razzismo è incredibilmente violento.

#Primagliitaliani

La stragrande maggioranza della popolazione, ovvero il 90% della popolazione secondo Stewart, incontra tutti i giorni difficoltà di tipo economico. In più, deve spartirsi una fetta di torta sempre più misera insieme ad altre persone. Ecco perché Salvini fa presa quando blocca le navi e dice #primagliitaliani. Non sta minimamente aiutando la popolazione che lo ha votato, ma gli sta dicendo che grazie al blocco dei migranti non dovranno condividere e convivere con quelle persone. Sappiamo che non è vero, che non è così, che i problemi sono più complessi e che non si risolvono con questa facile propaganda. Lui però fa leva su quel disagio e la gente gli va dietro.

Da questo punto di vista, il gioco che Lega e 5 stelle stanno facendo è molto pericoloso. I due partiti al governo, infatti, non stanno facendo assolutamente nulla per ridurre la diseguaglianza economica. Quello che stanno facendo, al contrario, è cercare consenso alimentando l’invidia sociale, soffiando sul fuoco del populismo, promettendo a tutti di risalire la scala economica attraverso il blocco dei migranti e politiche lavorative molto discutibili (che guarda a caso puniscono gli imprenditori che nella fantasia di tutti sono quelli che rubano ai poveri). Per questo sono pericolosi.

Invertire il processo di calcificazione della società creato dalla disuguaglianza

Il razzismo non è che l’effetto di questa propaganda. La polarizzazione che si sta venendo a creare aumenta le distanze tra il 9,9% della popolazione e il restante 90%. Senza contare le divisioni e gli scontri all’interno di quel 90% della popolazione che, come abbiamo detto, deve spartirsi una torta piuttosto misera. Non abbiamo bisogno di allargare la divisione tra di noi ma trovare modi per diminuirla. Anche perché il fantasma che si nasconde dietro a questo Governo è che togliendo ai ricchi, rendendoli più poveri, tutti potranno giovarne. Non è vero, non funziona così, questa non è la storia di Robin Hood. Servono politiche in grado di invertire “il processo di calcificazione della società creato dalla disuguaglianza” per dirla con Stewart. Ogni altra azione politica è solo propaganda che non potrà che portarci, prima o poi, a brutti scontri.

La ragione

Del resto, sempre seguendo le parole di Matthew Stewart, “fin quando le ricchezze e le opportunità saranno mal distribuite la ragione sarà assente dalla politica, e senza la ragione sarà impossibile risolvere qualsiasi altro problema”. Salvini, Di Maio, Di Battista e tutti i loro amici e compagni di avventure fanno leva su questa irragionevolezza. Le bufale online si diffondono anche per questo. La gente non crede alla ragione, quella ragione che nel corso degli anni non ha fatto altro che aumentare le diseguaglianze economiche. Le persone credono invece a chi, pur con metodi scanzonati, promette di risolvere i loro problemi scacciando gli stranieri e intaccando le ricchezze di chi si è arricchito con la ragione. La storia ci insegna che è proprio quello che prima o poi hanno fatto tutte le dittature. Per questo il momento è delicato.

Lasciamo stare i social network

Infine i social network. La nostra fortuna è di avere oggi uno strumento che ci fa vedere cosa si muove nella pancia degli italiani. Il razzismo da cui sono partito forse si alimenta con i social network ma trova terreno fertile per tutte le ragioni che ho indicato. Chi li usa in maniera strumentale (vedi Salvini e Di Maio) è dunque colpevole. Ma dobbiamo riuscire a vedere cosa si nasconde dietro a tutta questa rabbia e proporre una politica che sia in grado di ridurre la diseguaglianza economica rimettendo al centro i valori dell’apertura e dell’accoglienza. Contro il nazionalismo e il potere imperante dell’Io c’è bisogno di una politica che apra le porte (e i porti) all’Altro. C’è bisogno di chi ci aiuta a sognare e a rimettere nello stesso tempo la ragione al suo posto. “Dobbiamo – chiude Stewart – toglierci dagli occhi il riflesso del nostro successo e pensare a cosa possiamo fare nel quotidiano per quelli che non sono i nostri vicini di casa. Dobbiamo batterci per le opportunità dei figli degli altri come se da questo dipendesse il futuro dei nostri. Perché probabilmente è così”. Serve uno sforzo da parte di tutti.

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