Donare ciò che non si possiede

“Non c’è dono possibile più grande, segno d’amore più grande del dono di ciò che non si ha. […] Nel dono d’amore, qualcosa viene dato per niente e non può essere altro da niente. Ciò che costituisce il dono è il fatto che un soggetto dia qualcosa in modo gratuito, nella misura in cui dietro a quello che dà ci sia tutto ciò che gli manca, cioè che il soggetto sacrifichi al di là di quello che ha. […]. Supponiamo un soggetto carico di tutti i beni possibili, di tutte le ricchezze, un soggetto che sia colmo di tutto ciò che si può avere. Ebbene, un dono proveniente da costui non avrebbe affatto valore di segno d’amore”.

Lacan, La relazione oggettuale 1956-57, pag137

Donare ciò che non si ha. Una bellissima riflessione di Lacan all’interno del suo seminario sulla Relazione oggettuale. Un genitore non dona a un figlio proprio la vita? Non gli dona, cioè, quello che non possiede e non può possedere? Per questo ogni tentativo di controllo della vita di un figlio non è un segno d’amore. Piegare un figlio alla propria volontà, spingerlo nella direzione desiderata da parte del genitore, obbligarlo a seguire il percorso voluto da mamma e papà, porta a privarlo di quel dono immenso che è la vita. Stesso discorso vale per le coppie. Amare significa donare ciò che non si ha e, quindi, non riempire l’Altro, non saturarlo, lasciarlo libero. Non c’è dono più bello di questo.

 

 

 

 

 

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