Sentirsi violati sui social network

Da una parte l’esposizione. Le foto, i commenti, i pensieri pubblicati sul proprio profilo. Dall’altra il sentirsi violati al pensiero che qualcuno visualizzi la propria pagina personale. Una giovane ragazza mi spiega che queste due affermazioni non sono per niente in contrapposizione, come invece potrebbe sembrare. Lei pubblica le sue foto senza vergogna e sa che queste immagini rimbalzeranno sulla bacheca dei suoi followers. Le dà fastidio, però, l’idea che qualcuno possa entrare sul suo profilo e vedere tutte queste immagini in sequenza, una dopo l’altra.

Ascoltando questa ragazzina ho la sensazione che ci stia regalando una chiave di lettura molto interessante. In gioco non c’è solo la dimensione pubblica e quella privata, ma qualcosa di differente. Possiamo provare a capire meglio tutto questo se ci immaginiamo di essere sulla metropolitana in un giorno feriale qualunque. Accanto a noi notiamo una ragazza che sta parlando con un amico. Discutono di una relazione andata male. La ragazza si sta lamentando con l’amico dicendogli che i maschi sono tutti uguali e, a tratti, alza pure la voce. Noi ascoltiamo, non possiamo farne a meno, e siamo pure un po’ curiosi di sapere come andrà a finire. D’altronde siamo in un luogo pubblico. Però, non interveniamo all’interno di questo scambio. Soprattutto, non entriamo dentro alla vita di questa ragazza andando a vedere chi è, come si chiama, che scuola frequenta, chi è il ragazzo di cui sta parlando e che l’ha tratta così male, cosa gli piace fare e cosa no, chi sono le sue amiche…Ne restiamo fuori, non possiamo fare altro.

Sui social network, invece, accade qualcosa di differente. Qui, in questi luoghi, la dimensione pubblica e quella personale si sovrappongono fino a creare un unico grande ambiente. Non c’è distinzione, o almeno facciamo fatica a vederla, a sentirla. Gli aspetti affettivi, emotivi, intimi, in una parola sola privati si mischiano agli aspetti relazionali, informazionali, sociali, in un parola sola pubblici.

Forse è allora questa la direzione da seguire, anche da un punto di vista tecnico. Perché, ad esempio, non chiudere la possibilità ad amici, sconosciuti e follower di accedere alla pagina personale? Infatti, se la sede della nostra identità digitale si trova qui, chiuderla e renderla poco accessibile può permettere a ciascuno di decidere a chi svelarla e a chi no. Un piccolo passo, che però aiuterebbe a differenziare tra queste due sfere che oggi, come raccontavo, sono sovrapposte. Forse può sembrare una proposta esagerata, ad alcuni suonerà come inutile. Certamente già oggi, attraverso le impostazioni privacy, si può fare qualcosa in questo senso. Ma, evidentemente, non basta.

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