Analizzare, educare e governare: sfide impossibili?

lettino-psicanalisi-620x361“Quando si educa si è sempre in in perdita”, scrivevo nell’ebook Educazione Digitale qualche anno fa. Lo ripeto anche quando incontro i genitori, scorgendo nei loro sguardi un misto di incredulità e approvazione. Ma è così, non c’è modo di trasformare il mestiere dell’educazione in qualcosa che arricchisca. Questo significa anche che chiunque proponga il metodo educativo giusto, infallibile, adatto a tutti i bambini e ragazzi, non sta facendo altro che vendere un prodotto. Insomma, sta facendo del marketing.

Prima di proseguire devo aggiungere altre due professioni e lo faccio attraverso le parole di Freud che nel 1937, quasi al termine della sua vita e della sua carriera, nello scritto Analisi terminabile e interminabile scriveva quanto segue:

“Sembra quasi che quella dell’analizzare sia la terza di quelle professioni “impossibili” il cui esito insoddisfacente è scontato in anticipo. Le altre due, note da molto più tempo, sono quelle dell’educare e del governare”.

A detta di Freud, dunque, anche il mestiere dello psicanalista e quello del politico sono due professioni “impossibili”. Potrei dire, esattamente come ho fatto poco sopra, che chiunque vi venda una psicoterapia vincente, con risultati garantiti magari in un numero limitato di sedute (della serie soddisfatti o rimborsati), non sta facendo altro che fare marketing (buono o cattivo giudicatelo voi). Allo stesso modo un politico, un partito o un movimento, che vi promette una vita migliore andando a ridurre le sofferenze e aumentando il vostro piacere, sta probabilmente facendo solo campagna elettorale. Quando le leggi del marketing vengono applicate a queste professioni “impossibili” ci troviamo decisamente in imbarazzo. 

Il tono è provocatorio, me ne rendo conto. Non voglio dire che non sia possibile approcciarsi a tutti questi mestieri con professionalità, correttezza e etica. Al contrario, auspico che tutte le persone che si trovano a vestire questi ruoli, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione se pensiamo che tutti i genitori sono educatori, si mettano nelle condizione di fare del proprio meglio.

Il punto è un altro.

Non si può pensare che possa esistere un metodo, una terapia, una legge, in grado di andare ad eliminare la sofferenza e l’angoscia derivante dalla morte. Vediamo costantemente tentativi di aggirare questo reale angosciante della vita, ma il risultato è sempre il medesimo: l’insoddisfazione. Non c’è modo di eliminare tutto questo dalla vita dell’uomo.

Pensare di poter arrivare a un’educazione perfetta, a una politica trasparente e candida, a una psicoterapia incentrata sul benessere, è una delle illusioni del nostro tempo e Freud, un secolo fa, lo aveva già ben presente. Il progresso tecnologico, le sfide vinte dall’uomo in questa direzione, sembrerebbero aprire la strada ad un mondo nuovo, in grado di mettere da parte il fastidio e dare spazio alla soddisfazione personale. Pensiamo ad esempio al modo in cui operano i social network e al piacere che danno a tutti noi quando li usiamo. Li chiamiamo “social” ma a ben vedere di social non hanno tantissimo. Se c’è una cosa che i social network escludono, infatti, è proprio la relazione. Mi spiego meglio. Quando ci spostiamo sulle nostre bacheche assistiamo a una serie infinita di monologhi, nonostante l’interfaccia del social media faccia pensare a degli scambi relazionali. Quello che scriviamo, come lo scriviamo, quando lo scriviamo…fa sempre tutto parte di un grande esercizio narcisistico attraverso cui tentiamo di rafforzare l’immagine del nostro ego. Ecco perché i social network ci piacciono tanto, perché riescono ad escludere il reale (angosciante) della relazione restituendoci solamente il versante immaginario. Su questo punto tornerò sicuramente, ci sarebbe tanto altro da dire.

Dunque la psicoanalisi, l’educazione e la politica sono sfide impossibili?

No, ma solo se accettiamo l’idea che il nostro intervento non potrà soddisfare del tutto l’altro. Altrimenti, in tutti questi campi, si potranno avere grandi delusioni.

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