Adolescenti, Astronauti e Hikikomori

Hikikomori 3Qualche raggio di sole filtra dalla finestra chiusa. Non abbastanza per poter godere di una bella giornata estiva, ma certamente un modo per ricordarsi che oltre quelle mura c’è un mondo che continua ad andare avanti. Il ritiro di un adolescente è difficile da capire, per alcuni versi impossibile. Non c’è spiegazione razionale che possa giustificare la scelta di restare per anni chiusi all’interno della propria abitazione senza avere contatti con l’esterno. La porta di questi ragazzi è chiusa a chiave e anche quando la aprono e ti permettono di entrare, c’è qualche altra serratura chiusa da qualche parte dentro di loro.

All’interno della camera la situazione è sempre la stessa. Fuori le persone passeggiano, si incontrano, progettano il futuro, in alcuni casi litigano. Le macchine si muovono in maniera frenetica, suonano i clacson, hanno fretta di raggiungere la proprio destinazione. Poi ci sono i pullman, stracarichi di storie differenti, che ad ogni fermata caricano e scaricano persone per poi riprendere sul proprio tracciato. Le stagioni si susseguono una dopo l’altra. Il freddo prende il posto del caldo, il sole lascia spazio alla pioggia. Ma tutto questo, dentro quella stanza, non avviene. A volte le tapparelle sono abbassate e non c’è modo di sapere cosa sta avvenendo all’esterno. Le stagioni le puoi riconoscere solo toccando il termosifone e vedendo il modo di vestire degli altri familiari quelle rare volte in cui li si incrocia in corridoio. Perché in alcuni casi, quando si vive la notte, lo si fa per non incontrare nessuno in casa, per nascondersi anche ai loro occhi. Eppure, questa immobilità che arriva a generare angoscia agli occhi di un esterno, sembra portare una strana sensazione di pace in chi si è ritirato dalla società. C’è pace, sollievo, tranquillità in chi vive all’interno di quella stanza, lontano dagli sguardi e dalla luce del sole.

Come fossero astronauti, i ragazzi in hikikomori vivono all’interno della propria camera senza poter uscire all’esterno. L’ambiente che li circonda non sembra essere adatto alla loro sopravvivenza ed è molto più sicuro restare all’interno che avventurarsi in spazi ostili e pericolosi. Se avete visto il film Interstellar c’è un personaggio, Romilly, che resta per 23 anni all’interno dell’astronave Endurance nell’attesa che tornino i suoi compagni di viaggio. Il film non si sofferma troppo su di lui, ma possiamo immaginare il suo stato d’animo nel trovarsi rinchiuso all’interno di un ambiente senza avere la possibilità di uscirne per tutti quegli anni. Gli adolescenti astronauti non hanno scelto di chiudersi all’interno della propria camera, anche se da una lettura superficiale potrebbe sembrare così. Quando l’ambiente esterno, per differenti ragioni, risulta inospitale e pericoloso, chiudere la porta può diventare una possibilità per salvare la propria identità.

Da bravi astronauti intrappolati nelle loro navicelle, però, i ragazzi non smettono di esplorare, ricercare, fare esperienze di varia natura. Internet permette proprio questo genere di attività, modellandosi attorno alle attività preferite del ragazzo: c’è chi gioca, chi guarda documentari, chi diventa un hacker, chi partecipa a forum di discussione. La distanza che lo schermo consente di tenere con il resto del mondo, permette ai ragazzi di continuare ad interagire senza dover mettere in gioco la propria identità. Alcune persone sostengono che la dipendenza da Internet sia la causa del ritiro in hikikomori. Certamente alcuni ragazzi facevano già un grande uso di Internet (nelle sue varie applicazioni) già prima di cominciare il ritiro, ma questo può solo significare una preesistente difficoltà relazionale. Inoltre, nella società contemporanea, è difficile che un adolescente non faccia uso di Internet o non giochi ai video game. Dal mio punto di vista Internet diventa lo strumento di questi esploratori per continuare a stare nel mondo, l’unico possibile nella condizione in cui si trovano.

Infine, (anche se tante altre cose si potrebbero dire), c’è da chiedersi se questi adolescenti torneranno sulla terra e quando. L’ambiente esterno può cambiare, così come il modo con cui rapportarsi ad esso. La stessa identità, rimasta sospesa nello spazio, ha continuato a formarsi anche all’interno della camera. Nel momento in cui si verificano queste due condizioni, un cambio dell’ambiente esterno e un’aumentata capacità di rapportarsi ad esso, la navicella può rientrare.

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