Alberto Rossetti

HIKIKOMORI il ritiro di un ragazzo

Lascia un commento

hikikomoriSembra impossibile che un ragazzo, nel pieno delle sue forze, possa decidere di ritirarsi all’interno delle mura domestiche e decidere di non uscire più. Eppure, anche in Italia, questo fenomeno è reale. Capita sempre più spesso che nello studio di uno psicoterapeuta arrivino genitori che non sanno più cosa fare per evitare questa reclusione estrema del figlio. In alcuni casi sono gli stessi ragazzi ad utilizzare la mail per raccontare la loro sofferenza e cercare una possibile apertura.

I motivi che spingono alla chiusura possono essere numerosi, diversi da ragazzo a ragazzo. Spesso il filo conduttore che collega tutte queste storie è la paura dell’incontro con l’altro, il non riuscire a sopportare il peso di un giudizio che arriva ad immobilizzare. La reclusione sembra allora essere l’unica possibilità per evitare questo sguardo, per non sentirsi più stupidi, per non dovere più subire la violenza di tanti sguardi che altro non fanno che rimandare un giudizio negativo. Ci tengo a sottolineare che lo sguardo dell’altro non è strettamente legato ad episodi di bullismo o di presa in giro da parte dei compagni. Questo significa che le radici di questi sguardi così difficili da sopportare sono da ricercare all’interno della persona e non solo nel comportamento degli altri. Proprio il rapporto con questo sguardo è la chiave che chiude la porta, ma che allo stesso tempo la può anche riaprire.

La relazione, in adolescenza, rappresenta un passaggio complesso. Come raccontavo ad un mio giovane paziente, quando si è piccoli si vive nella naturalità delle relazioni e degli affetti. Non c’è bisogno di chiedersi come si fa a stare insieme ad un’altra persona, semplicemente lo si fa. L’adolescenza, con le sue grandi trasformazioni, può smascherare questa naturalità: l’incontro con l’altro non è naturale, la relazione richiede una messa in gioco da parte dei vari soggetti e proprio qui si possono trovare le prime difficoltà. Quando si cammina, normalmente, non si presta attenzione ai movimenti che il corpo deve coordinare per andare avanti. State però certi che, se vi dovesse venire male ad un ginocchio, quel movimento prima così naturale rivelerebbe tutta la sua costruzione. Quel sintomo, il male al ginocchio, vi metterebbe davanti agli occhi ad ogni passo il movimento incriminato e vi spingerebbe a cercare dei modi per limitare quel male. In alcuni casi si zoppica, in altri ci si siede, si prende un anti-infiammatorio, si va dal medico. La relazione, arrivati in adolescenza, può assomigliare a questa camminata con un ginocchio che fa male. Non c’è parola, scambio, sguardo, che non sottolinei la difficoltà e il dolore. Tutto diventa innaturale, gonfiato anche dal pensiero che non fa altro che sottolineare le proprie mancanze nei confronti dell’altro. La relazione diventa così insopportabile fino ad arrivare ad essere insostenibile. All’inizio si zoppica un po’, poi ci si siede, si prende una medicina e poi, se tutto va bene, si chiede aiuto.

In questa sequenza il web sembra assumere il ruolo dell’anti-infiammatorio. Grazie ai giochi online, alle serie TV, ai social media, ai forum e a tutto quello che il web può offrire si continua a stare in relazione all’altro. Si fa esperienza dello sguardo, in maniera più protetta e nell’assenza del corpo. Si incontra l’altro utilizzando soprattutto la dimensione immaginaria, escludendo da questa relazione quel corpo che porta con sé il sintomo, la sofferenza, il disagio. L’incontro, però, avviene e questo permette di andare comunque avanti e di non fermarsi del tutto.

Il passaggio successivo è quello di chiedere una mano per uscire da una condizione che non può soddisfare pienamente. Il corpo non è infatti solo il luogo del sintomo e della sofferenza, ma è quello spazio che permette di relazionarci all’altro intrecciando la dimensione immaginaria e simbolica a quella reale. Solo a questo punto, con questa apertura, è possibile essere accompagnati ad incontrare l’Altro nella sua complessità.

Concludo pubblicando questo commento che qualche mese fa ho ricevuto sul mio blog (per ragioni di privacy ho dovuto modificarne alcune parti):

“Gentile dottore,

sono uno studente fuori sede all’Università di Roma.

Oramai da 5 mesi vivo recluso nella camera di casa mia. Sono un hikikomori. Rifiuto la società, rifiuto di vedere le altre persone e ho enormi difficoltà a parlare. Mi sento sempre attaccato e giudicato. Spesso digiuno pur di evitare di affrontare le altre persone. Vivo tra il mio letto ed il mio bagno, attaccato allo schermo del computer. Le giornate, le ore, non hanno senso per me.

Non faccio niente tutto il giorno. Non chatto, non gioco ai videogiochi, non faccio sport, non incontro persone. Le mie giornate sono vuote tristi ed uguali. Spesso mi rifiuto di mangiare e di bere. Ogni gesto mi costa fatica ed ogni volta che mi confronto con le altre persone mi sento sempre più stupido ed estraneo al mondo, e la mia voglia di scappare via aumenta.

I miei genitori non sanno più cosa fare con me. Io mi sento sempre più un fallito, una persona asociale inutile e stupida. Ho bisogno di aiuto, da solo non ne esco.

Ho un bisogno disperato di incontrare altri ragazzi/persone come me, per sentirmi meno solo e stupido. Vorrei anche essere aiutato a stare in società. Imparare a vivere come una persona normale che si sveglia, mangia, studia, lavora, riposa, vive.

Per me, ogni giorno aprire la porta di casa ed uscire e’ un’impresa.”

In questo post ho potuto solo accennare ad alcune questioni teoriche. Per chi volesse approfondire maggiormente l’argomento consiglio la lettura del libro Il corpo in una stanza (2015, Spiniello, Piotti e Comazzi, Franco Angeli).

Annunci

Autore: albertorossetti

Psicologo e Psicoterapeuta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...