Alberto Rossetti

Cyberbullismo: l’identità è in gioco!

1 Commento

Articolo presentato al convegno “Non BullArti di me” organizzato dal centro studi Sereno Regis


20141211_172804Viviamo immersi nell’immagine e, cosa ancora più pericolosa, confondiamo quell’immagine con la nostra identità. Sarebbe troppo facile, però, dare tutta la responsabilità ai social media. La verità è che i social ci piacciono tanto proprio perché ci consentono di mettere l’immagine, la nostra immagine, al centro del nostro universo.

Pur non dando la colpa ai social media, però, dobbiamo notare come l’utilizzo dei social abbia portato le persone a relazionarsi in un modo del tutto inedito: online, senza corpo, immersi nell’immagine. Prima di quel momento, l’utilizzo del web e delle nuove tecnologie non chiamava in causa l’identità. Da quando invece abbiamo cominciato ad entrare in relazione con altre persone anche online, la nostra identità è entrata in gioco.

Come sostengono molti esperti, la distinzione tra mondo online e mondo offline sta scomparendo. Non è infatti più possibile tracciare una linea di demarcazione netta tra ciò che è online e ciò che offline. Viviamo muovendoci costantemente tra queste due dimensioni e spesso lo facciamo senza accorgercene. Quali sono le conseguenze di questo discorso per la nostra identità?

In un passaggio molto interessante del suo libro, Alex Krotoski si chiede “But is my collection of status updates, photos, videos, blogposts and podcasts really me? It’s one expression of self, for sure. It’ s also one that I manipulate” (“Ma la raccolta dei mie status, delle mie foto, video, post e podcast mi identificano? Certamente è una espressione della mia identità. E’ anche quella che posso manipolare” Krotoski A., Untangling the web). 

Dunque, se è vero che io posso cercare di capire chi sono guardando lo schermo del mio smartphone, è altrettanto vero che quello specchio digitale ci restituisce un’immagine facilmente manipolabile.

Immagine e identità nei social media

L’immagine e l’identità trovano pertanto un nuovo modo di connettersi all’interno dei social media. I social operano prevalentemente attraverso immagini. Si pensi a Facebook e al susseguirsi di immagini che parlano, anche in maniera molto intima, di noi e degli altri. Con immagine non intendo solo le fotografie, ma tutto quello che avviene sul social (post, commenti, condivisioni di canzoni, video…). Ogni azione, all’interno di un social, contribuisce a costruire la propria immagine e quella degli altri. Io posso decidere che lato di me fare vedere e quale no, in che modo ritrarmi, che idea voglio dare di un certo mio comportamento, che cosa desidero che un altro noti. Ugualmente posso fare in modo che i miei difetti, le mie imperfezioni, i miei sintomi scompaiano. Questo discorso vale sia da un punto di vista fisico (se non mi piace il mio naso farò in modo di ritoccarlo o di mettere in rete solo foto accuratamente scelte) sia caratteriale (se sono timido posso fare in modo di condividere video di sport ad alto contenuto di adrenalina e partecipare a conversazioni in maniera aggressiva). Online è pertanto possibile costruire la propria immagine, eliminandone o nascondendone i difetti, operazione che non è invece consentita offline.

Questa immagine, all’interno dei social media, si pone in una posizione di rilievo. Se io metto insieme tutte le mie condivisioni posso avere uno sguardo dall’esterno della mia persona. Posso vedere che tipo di musica ascolto, in quali giorni e in quali ore, che tipo di selfie pubblico, con quali amici parlo più di un argomento, gli spostamenti fatti nella mia giornata. La mia immagine prende una forma nuova, in qualche modo si oggettivizza, e per la prima volta è possibile osservarla dall’esterno. Mai prima d’ora avevamo avuto la possibilità di svolgere questa azione. In questo modo abbiamo anche l’opportunità di controllarla e monitorarla, facendo in modo che sveli o veli quello che noi vogliamo.

Online la nostra identità si esprime pertanto attraverso l’immagine. Come abbiamo visto, però, questa immagine è costruita, manipolabile e molto esposta.

Cosa accade quando viene attaccata, colpita o minacciata?

Immagine e cyberbullsimo

cyberInizialmente si è parlato di cyberbullismo come di un fenomeno nuovo legato all’emergere dei nuovi strumenti di comunicazione. Poi si è passati al dire che bullismo e cyberbullismo sono due facce della stessa medaglia e che non li si deve separare. Adesso, l’ultima frontiera, è parlare solo più di bullismo perchè, se ci muoviamo in continuità con la realtà, non è necessario fare una distinzione. Fermiamoci un attimo, perché il rischio di fare confusione è molto alto.

Come ho già detto, sicuramente esiste una continuità tra mondo online e mondo offline e quindi anche tra cyberbullismo e bullismo. Non possiamo però negare che il cyberbullismo abbia alcune caratteristiche uniche, che non si trovano nel bullismo. Sarebbe come dire che non ci sono differenze tra il relazionarsi di persona e relazionarsi via facebook: magari la persona con cui ci si relaziona è la stessa, ma i modi sono diversi.

Accennavo prima al fatto che le nuove tecnologie ci portano con molta più facilità a confondere l’immagine con la propria identità. Questo significa che quando la propria immagine viene attaccata le conseguenze per l’identità possono essere dolorose. Pertanto, è vero che per esserci bullismo ci deve essere una violenza perpetuata nel tempo e una differenza di potere, ma è altrettanto vero che online, in alcune circostanze, anche la semplice offesa può diventare molto violenta.

Perché dobbiamo porre attenzione a questa distinzione e ribadire che immagine e identità non devono essere sovrapposte?

In primo luogo perché se online, espressa tramite l’immagine, c’è la mia identità, quando questa viene colpita o minacciata, io posso stare molto male.

L’immagine è certamente parte dell’identità, ma l’identità di una persona non si esaurisce, per fortuna, nella sua immagine. Un ragazzo può dare un’immagine di sè online molto diversa dal suo modo di essere nella vita offline. Prendiamo ad esempio il caso di una ragazza di 15/16 anni che non ha mai avuto relazioni sentimentali e sessuali con altri ragazzi. Non sopportando questa situazione, che la fa soffrire, decide di assumere un atteggiamento provocatorio online, in particolare su Facebook o su Ask.fm. Qui vediamo un primo giro di manipolazione della propria immagine. Le sue provocazioni non passano inosservate e cominciano ad arrivare commenti di ragazzi che rispondono alle sue provocazioni. Lei si diverte, si sente gratificata, appaga almeno in parte la carenza che sente di avere nella vita di tutti i giorni. Ecco il secondo giro di manipolazione. I problemi arrivano quando la sua vita offline incontra quella online. Accade allora che qualcuno che la conosce anche nella vita online comincia a prenderla in giro, a darle della prostituta, sia online che offline. Lei soffre per tutto questo perché quello che ha messo in scena online voleva solo essere un modo per provare a superare alcune difficoltà che stava incontrando nella vita di tutti i giorni. Pensava fosse solo un’immagine di lei, un gioco, un modo per fare esperienze. Il fatto di soffrire, di trovare un riscontro nella vita offline, la porta però a vivere tutto questo come se si ponesse non a livello di immagine, di fantasia o di aspettativa ma di identità. Alla fine si convincerà di quello che le dicono le amiche, online e offline: “Sono una prostituta”.

Il cyberbullismo, come spero si sia potuto cogliere, è pertanto un fenomeno che, muovendosi  attraverso le immagini, può arrivare a colpire l’identità dei ragazzi in maniera molto profonda. Diventa importante, pertanto, far capire ai ragazzi questi due passaggi: a) la loro esistenza non si esaurisce con la loro immagine;  b) è necessario porre molta attenzione alla propria immagine online.

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Autore: albertorossetti

Psicologo e Psicoterapeuta

One thought on “Cyberbullismo: l’identità è in gioco!

  1. complimenti Alberto, bella iniziativa!!! buone feste

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