Adozione, Internet e nuove tecnologie: un percorso complicato?

social-media-tipsVenerdì 14 Novembre ho avuto la fortuna di partecipare ad una serata formativa dell’Associazione di famiglie accoglienti Polaris. Ho parlato con loro di Educazione Digitale e di come Internet abbia “complicato” il percorso delle famiglie adottive. La questione delle origini, con la quale molti ragazzi adottati devono prima o poi fare i conti, assume infatti oggi nuove sfumature che non possono più essere messe da parte.

L’adozione

“Mia madre mi ha detto di parlarle delle miei origini…sono un bambino adottato”. A dirlo è un ragazzo di 20 anni ed è curioso che utilizzi questa espressione, non essendo più bambino ed essendo stato adottato quando era molto piccolo. L’adozione sembra avere segnato per sempre la sua storia di vita tanto da “obbligarlo” a definirsi in questo modo.
La questione della propria origine interroga, in maniera diversa, ogni persona. Davvero tu sei mia madre? Perché sono fatto in questo modo? Perché sono nato qui e non altrove, da te e non da un’altra persona? Domande che non trovano risposte “vere”, concrete, perchè non esiste risposta in grado di soddisfare questa ricerca. Il bambino, dopo un po’ di perché, si accontenterà del perché sì, perché mamma ti vuole bene, perché Dio ha voluto che tu fossi qui con noi.

Per il bambino adottato, invece, la situazione è diversa. Lui, a queste domande, può dare una risposta. No, tu non sei mia madre. Tu non fai parte della mia famiglia. Se non mi avessero abbandonato, se fossi rimasto con i miei veri genitori, oggi sarei diverso. Anche queste domande, in realtà, non hanno risposta “vera”. Perché nessuno, neanche chi è stato adottato potrà mai sapere con esattezza chi sarebbe diventato non fosse stato adottato. Ma, possiamo dirla così, per lui la verità non è scontata ma interdetta. La risposta a queste domande esiste, semplicemente che a lui non è dato a sapere (e forse neanche ai suoi genitori adottivi). 

Cosa c’è “prima”?

Per i bambini adottati sembra esistere un “prima”, cosa che invece non avviene nelle situazioni di non adozione. “Prima” di essere stato adottato, “prima” di venire a vivere in questa famiglia, “prima che tu diventassi mia madre. L’adozione ha segnato un punto di inizio. Prima di questo punto esiste qualche cosa che, a seconda dell’età del bambino e delle sue origini, può essere più o meno significativo. Le domande e gli interrogativi sul “prima”  sono ovviamente sempre esistite ma oggi, con l’avvento di Internet, sembrano assumere nuovi significati. Molti genitori di ragazzi adottati, infatti, non sanno cosa fare quando, per esempio, il loro figlio “incontra” su Facebook i suoi genitori biologici o vecchi parenti.

Adozione e nuove tecnologie

Le nuove tecnologie e Internet, pertanto, entrano nel campo adottivo esattamente come fanno in tutti gli altri ambiti della nostra contemporaneità: togliendoci le “certezze” acquisite in tanti anni e costringendoci a cercare un nuovo equilibrio. Se da un lato tutto questo può spaventare, dall’altro ci offre nuovi strumenti per leggere l’adozione.   

Ci sono, a mio avviso, quattro aspetti di Internet che hanno a che fare in particolare con l’adozione.

  1. L’esaltazione della Verità. Su Internet possiamo sapere le cose vere e superare ogni intermediario che limita il nostro bisogno di sapere. Tutto questo è assolutamente falso, come ho spiegato in questo post, ma l’ideologia della trasparenza, che sta alla base Internet, ci porta a pensare che grazie al web potremmo soddisfare la nostra fame di Verità.
  2. Internet è il luogo in cui è possibile giocare con la propria immagine, manipolandola a piacimento e dando vita a vite parallele. Su Internet possiamo relazionarci agli altri provando ad essere persone diverse da quelle che pensiamo di essere.
  3. Internet è il luogo del voyeurismo, dove si può guardare senza prendersi troppe responsabilità.
  4. Internet è il luogo in cui i concetti di spazio e tempo, soprattutto per i più giovani, assumono caratteristiche nuove.

Internet può dare vita al “prima”

Nello specifico, per un ragazzo adottato, Internet può essere il luogo in cui dare vita al “prima”. Questo accade perché oggi ha tra le mani uno strumento che gli permette di cercare, scoprire, contattare, guardare… 

Vediamo in che modo questo può accadere:

  1. Le persone che lo seguono sui social media potrebbero essere suoi parenti.
  2. E’ possibile “cercare” i genitori biologici/fratelli e vedere che fine hanno fatto.
  3. E’ possibile vedere il tipo di vita che le persone fanno dove si è nati.
  4. Posso essere rintracciato dai miei vecchi parenti.
  5. E’ possibile tenere i contatti con la famiglia biologica.
  6. Se l’adozione avviene quando il bambino è già più grande potrebbero esserci tracce “digitali” o profili aperti sui vari social media che rimangono attivi nonostante l’adozione.

 

Internet, che lo si voglia no, mette un ragazzo nelle condizioni di poter sapere e obbliga i suoi genitori adottivi a fare i conti con tutto questo. Se prima bastava l’allontanamento nello spazio per mettere un po’ distanza tra il prima e il dopo, oggi sono necessari nuovi strumenti. Inoltre, non è sempre detto che sia il ragazzo a fare questa ricerca. Può infatti succedere che siano i vecchi genitori a voler “cercare”, rendendo la situazione molto più complicata.

Che fare?

relazioneLa Verità, oggi, sembra essere sempre disponibile in molti aspetti della nostra vita. Inutile, a mio parere, tentare di limitare tutto questo in quanto si rischierebbe solamente di dare ancora più credibilità a questo mito della Verità. “Perchè mi nascondi la verità?” si potrebbe chiedere un ragazzo di fronte ad un genitore che gli limita l’accesso ad Internet. La strada da seguire diventa allora quella di interrogare questa Verità e preparare i ragazzi ad accogliere la loro storia. Il segreto, soprattutto nell’era digitale, ha le gambe corte e viene scoperto velocemente. Purtroppo, per come funziona le legge in Italia, non sempre i genitori sono in grado di preparare a questa scoperta i propri figli perché sono loro i primi a non sapere. 

Oggi i genitori sono obbligati a prendere in mano la situazione, cosa che prima potevano certamente posticipare o, in alcuni casi, non fare.

Penso che si debba lavorare nella direzione dell’originalità, ovvero di quei tratti della storia di ciascuno che rendono unici e originali. Ovviamente, nel caso di ragazzi adottati, questo racconto contempla anche l’adozione, che però diventa parte del racconto più ampio che, partendo dal passato, arriva fino al presente.

Non dobbiamo focalizzare l’attenzione sui social media, pur sapendo che i ragazzi potrebbero farne quell’uso. L’importante è che ci arrivino pronti, nel momento di maturità giusto e con gli anticorpi adatti, in modo tale da potere decidere se cercare, guardare, incontrare liberamente.

Occorre fare in modo che l’ideologia della Verità si sgonfi e che quella ricerca, se si decide di farla, si inserisca all’interno di un racconto più ampio e non venga vissuta come la scoperta della propria essenza.

Non è un percorso facile. Non lo è mai stato e non lo è oggi con Internet che velocizza questo processo. Gli stessi genitori sono obbligati a fare i conti con la storia dei ragazzi che adottano molto più di prima e devono trovare il modo di accogliere le sue ricerche e i suoi interrogativi. Si aprono pertanto nuove sfide, anche a livello legislativo, che possono però dare vita anche a nuovi strumenti, nuove modalità di affrontare un percorso da sempre molto impegnativo.

Infine non dobbiamo scordarci che la soluzione a tutto questo è sotto i nostri occhi e, anche se il digitale sembra averla sotterrata, è sempre a nostra disposizione: si chiama relazione. La cura della relazione, con tutte le accezioni possibili, è l’unica strada da seguire. Anche nell’era digitale.

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