App per bambini: dobbiamo investire nell’educazione digitale

app-per-bambiniIl dibattito che in questi giorni si è scatenato sul mondo delle app freemium destinate ai bambini mi sembra, come purtroppo capita spesso in Italia, un po’ sterile. Repubblica, martedì 15 Luglio, ha messo in luce con un articolo, “TrAppola per bambini”, il fenomeno delle app freemium. L’articolo, al cui interno trova spazio anche un mio commento, prende spunto dall’istruttoria che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato a carico di Amazon, Google, Apple e Gameloft. 

Non entrerò nel dettaglio di questa istruttoria, ci sono pareri più autorevoli in questo senso (leggi ad esempio Massimiliano Trovato). Mi limito a dire che è giusto interrogarsi sul fenomeno, cercare di migliorarlo, capire dove stanno i problemi.

A me interessa parlare di educazione digitale e, soprattutto, di come fare per offrire ai bambini una buona esperienza digitale. 

APP FREEMIUM

Le app freemium, per chi ancora non lo sapesse, si scaricano gratuitamente dallo store (free) e offrono, in una secondo momento, la possibilità di fare ulteriori acquisti direttamente all’interno dell’app (premium). Scoprire se l’applicazione che state per scaricare è freemium o no è molto semplice. Se sullo store, nella descrizione dell’app, trovate l’indicazione “offre acquisti in app”, significa che state per installare un’app freemium. Questo non significa però che dovete spaventarvi e bloccare l’installazione! Per fare un esempio, molti giornali utilizzano questo modello: scarichi l’app e poi paghi solo le copie che effettivamente compri o l’abbonamento che decidi di sottoscrivere, altrimenti non paghi nulla e avrai comunque a disposizione qualche contenuto. Un discorso simile vale anche per i giochi freemium. Li si scarica gratis, si inizia a giocare e poi si può decidere di acquistare delle funzionalità aggiuntive, come ad esempio vite, crediti, scorciatoie per superare i livelli. Chi non paga, però, può comunque continuare a giocare gratuitamente (si pensi ad esempio a Candy Crush).

Trovo non sia corretto, pertanto, generalizzare e dire che tutte le app freemium sono “una fregatura” per il consumatore. Ci saranno poi certamente delle società che propongono il freemium in maniera responsabile e altre no, ma penso spetti ad ognuno di noi informarsi e scegliere quelle migliori.

Questo discorso, però, si complica quando entriamo nel mondo delle app utilizzate dai più giovani.

I DISTRIBUTORI AUTOMATICI DI PALLINE A SORPESA 

Un piccolo esempio non digitale può aiutare ad entrare all’interno di questo argomento.

distributori per bambiniAvete presente le macchinette piene di palline colorate all’interno, che solitamente si trovano nei bar, cartolerie o comunque in tutti i posti generalmente frequentati dai bambini? Se sì, avrete anche visto numerosi bimbi chiedere insistentemente soldi ai genitori per ottenere la sorpresa contenuta all’interno della pallina. Il genitore, dopo un po’ di discussioni, solitamente cede e decide di dargli la possibilità di prendere una sorpresa. Dandogli la moneta lo guarda negli occhi e gli dice: “però solo una”. Il bambino salta di gioia, inserisce la moneta, recupera la sorpresa e…vuole subito un’altra moneta per ottenere una nuova sorpresa.

Il bambino non può cogliere il valore della moneta che viene introdotta all’interno della macchinetta. A lui interessa solo il processo che porta alla sorpresa e, di conseguenza, ad un momento di soddisfacimento. Se avesse a disposizione una quantità illimitata di soldi continuerebbe ad inserirli senza mai pensare al valore economico della sua azione.

Il processo che avviene con alcune app freemium è abbastanza simile. Il bambino, per acquistare delle funzioni aggiuntive, deve chiedere al genitore la password attraverso la quale accede ai numeri della carta di credito registrata sullo store. Arrivati a questo punto, che lo si voglia o no, la responsabilità passa in mano ai genitori. 

Sono loro che decidono di inserirla, sono loro che scelgono di non controllare le impostazioni di sicurezza, sono loro che non danno peso alle ricevute dei pagamenti effettuati che arrivano sulla mail, sono loro che non tengono segreta la password. Inutile arrabbiarsi con Apple, Google, Amazon e Gameloft. 

Questa responsabilità, però, è anche la più grande fortuna dei genitori. Hanno un potere tra le mani enorme, devono solo diventarne più coscienti e decidere come utilizzarlo.

PERCHE’ UN GENITORE NON VUOLE SPENDERE PER COMPRARE APP DI QUALITA’?

In un articolo comparso sul Guardian, Stuart Dredge, analizza questo fenomeno da una prospettiva che trovo molto interessante. Si chiede come mai un genitore decida di far giocare il proprio bambino con giochi che non sono stati pensati per persone di quell’età. Ad esempio, perché scegliere Candy Crush o Clash of Clans, che non sono app per bambini? Come mai non scegliere delle app che, al contrario, sono state pensate proprio per i bambini? Sembrerebbe sia proprio la gratuità a guidare molti genitori nella scelta dell’app.

Stuart Dredge, nel suo articolo, fa un elenco di società che sviluppano app di qualità pensate per i bambini (leggi anche la mia chiacchierata con Luca Prasso di Curious Hat). 

Queste app, però, sono spesso a pagamento. Le si paga per poterle acquistare e scaricare ma poi non richiedono più soldi per funzionare. Non  c’è niente di strano, a ben pensarci. Un prodotto di qualità ha un costo, uno scadente no. Scegliere queste app consente al proprio figlio di fare un gioco bello, educativo e creativo. Inoltre, in questo modo, si consentirà agli sviluppatori di questi giochi di continuare a crescere e a sviluppare esperienze digitali positive per i bambini.

Ecco il grande potere dei genitori. Possono parlare con gli altri genitori e consigliare un’app, recensirla su un blog, scrivere agli sviluppatori e dare i propri feedback, utilizzare le app creativamente insieme ai figli…possono, in pratica, diventare parte attiva di questo processo e indirizzare il mercato in una direzione piuttosto che in un’altra.

Se invece a guidare le scelte di un genitore è solo la gratuità dell’app il bambino si troverà a giocare con giochi non adatti a lui. 

COME MAI UN GENITORE HA QUESTE RESISTENZE?

Perché una persona considera giusto spendere dei soldi per comprare un bel libro o un bel gioco mentre non è disposta a pagare dei soldi per una app per bambini di qualità? La mia sensazione è che un genitore abbia delle resistenze ad investire nel campo digitale. Siccome si teme che le nuove tecnologie possano portare il bambino a diventare, col passare del tempo, eccessivamente attaccato al digitale si è portati a nascondersi dietro a delle foglie di fico. In qualche modo è come se il genitore dicesse: “se ci gioca un po’ va bene, ma di certo non spendo dei soldi per coltivare questa attività pericolosa”. Pensiero sbagliato, sbagliatissimo. Sono proprio le app più scadenti che possono portare conseguenze negative al bambino, mentre ne esistono altre che gli consentono di fare una buona esperienza online e di migliorare l’integrazione con la vita offline. 

E’ necessario investire in esperienze positive, anche nel campo digitale.

L’IMPORTANZA DI GIOCARE INSIEME

Infine, come già più volte ho detto, non esiste app che possa funzionare in assenza di una buona interazione tra adulto e bambino. Anche l’app più educativa, comprata e pagata sullo store, se utilizzata come baby sitter può avere effetti negativi. Ecco perché è così importante che i genitori partecipino all’esperienza digitale del figlio. Non per controllarli o sorvegliarli, ma perché l’educazione ha bisogno di relazione e narrazione, anche in campo digitale.

INVESTIAMO NELL’EDUCAZIONE DIGITALE

Il problema, per concludere, non è l’esistenza delle app freemium in generale, nonostante si possa fare certamente qualcosa per migliorare questo meccanismo ed evitare così alle persone più deboli di rimanere intrappolate. 

Quello che bisogna chiedersi è se il meccanismo alla base del modello freemium è adatto a fare vivere una buona esperienza digitale al bambino. Io penso di no e sono convinto che debbano essere soprattutto i genitori a prendere consapevolezza di questo. Se non mettiamo a fuoco questo passaggio rischiamo di parlare all’infinito del nulla e di fare leggi restrittive che non fanno altro che avvalorare l’idea che l’educazione digitale non richieda un investimento in termini di tempo e denaro.

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