Non è tutta colpa di Google!

googleCome esseri umani siamo portati ad evitare ciò che mette in discussione e che rappresenta la diversità. La vita quotidiana di ciascuno di noi è piena di esempi di questo tipo. Se si può scegliere tra una strada già fatta mille volte e una strada nuova, la maggioranza delle persone sceglierà automaticamente quella conosciuta. Questo non significa certo che non ci sia nell’uomo il desiderio di cambiamento ma, troppo spesso, questa spinta viene soppressa per innumerevoli ragioni. Quando un paziente parla del suo sintomo nella fase iniziale di una cura, si percepisce come esso ne abbia bisogno per poter vivere. Il sintomo rappresenta proprio l’emblema di ciò che non cambia, che rimane sempre fisso, che si ripete continuamente…le persone farebbero certamente a meno dei loro sintomi ma, ugualmente, lasciarli cadere significa fare i conti con la novità che, spesso, può non essere molto piacevole.

L’uomo preferisce muoversi in ambienti conosciuti

Se ci pensiamo bene ci circondiamo di amici che la pensano come noi, frequentiamo posti in cui tendenzialmente troveremo persone con interessi simili, leggiamo articoli che trattano argomenti che catturano il nostro interesse, vediamo i film che ipotizziamo possano piacerci. Tutto questo è assolutamente normale e mette a mio parere in evidenza il fatto che l’uomo preferisce muoversi in ambienti conosciuti. Ovviamente questo mio discorso parte da un presupposto generale, ci sono innumerevoli situazioni nella vita in cui a ciascuno viene chiesto di uscire da questi schemi e di osare un po’ di più. Lo stesso percorso psicoanalitico ha come obiettivo quello di rompere la conoscenza di ciò che si dava per acquisito e poter così permettere alla persona di incontrare la novità e abbandonare i propri sintomi.

Google e i social media

Quando qualche anno fa Google ha inventato il suo motore di ricerca aveva come obiettivo quello di organizzare l’enorme quantità di informazioni che giravano in rete. A distanza di anni, ogni persona ha la possibilità di cercare e soprattutto trovare con molta facilità ciò che desidera all’interno del web. Google si è però spinto oltre: non solo ci permette di trovare ciò che cerchiamo ma ipotizza anche ciò che desideriamo. Due persone con interessi diversi che fanno la stessa ricerca su Google si troveranno di fronte a risultati differenti. La geolocalizzazione, la cronologia ricerche, l’essere loggati con un account di google, i contatti su Google+…sono tutti elementi personali di cui Google tiene conto e che influenzano la nostra ricerca. Grazie a Google, pertanto, le persone riescono a trovare all’interno della rete proprio le informazioni che volevano trovare. Anche online l’uomo preferisce muoversi in ambienti conosciuti e Google, a bene vedere, favorisce proprio questo processo quando offre una risposta personalizzata alla richiesta fatta. In quella risposta, infatti, non ci sarà solo quello che io consciamente cercavo ma anche quello che Google pensa possa interessarmi partendo dalle tracce digitali lasciate sul web. In questo modo se da un lato Google permette di filtrare tra un’infinità di informazioni, dall’altro riduce anche la mia possibilità di scegliere tra i diversi contenuti.

Social MediaAnche all’interno dei social network le persone preferiscono muoversi in ambienti rassicuranti. Danah Boyd, nel suo libro It’s Complicated, parla di come gli adolescenti abbiano la tendenza, online come offline, a circondarsi delle persone che la pensano più o meno come loro, che fanno parte del loro gruppo di amici e che hanno i loro stessi interessi. Lo stesso discorso può valere ovviamente anche per gli adulti. Perché tenere all’interno della mia cerchia di amici persone che la pensano in maniera diversa da me? Se una persona twitta di argomenti che non mi interessano perché la devo seguire? Ovviamente sarò più portato a seguire persone che parlano di argomenti che incontrano il mio interesse.

Questo fenomeno può non essere sempre così evidente e un piccolo esempio personale può aiutarmi a spiegarne il perché. 

Uso twitter da circa un anno e mezzo. Essendo il mio interesse rivolto alle tecnologie e al rapporto tra uomo e digitale, seguo persone che a vario titolo parlano di questi argomenti. Ovviamente non seguo chiunque parli di tecnologia e digitale, ma solo chi lo fa in un modo che io reputo stimolante e interessante.Durante la campagna elettorale per le ultime elezioni europee ho scoperto, non senza sorpresa, che la stragrande maggioranza di queste persone la pensava politicamente nel mio stesso modo. La questione che trovo interessante è che io non avevo idea del pensiero politico di tutte queste persone quando ho deciso di seguirle, perché le avevo “scelte” per altri motivi che apparentemente non avevano legami con la politica. Rileggendo tutto questo a posteriori, invece, ipotizzo che la mia decisione di seguire una persona piuttosto che un’altra fosse legata anche ad un interesse politico nonostante io non ne fossi del tutto cosciente.

Non è tutta colpa di Google…

Uno degli aspetti più interessanti della nostra contemporaneità è, a parer mio, che ci sta permettendo di mettere in luce alcune questioni che prima restavano in ombra.

La tendenza dell’uomo all’omeostasi, di cui ho parlato in questo post, può venire amplificata dall’uso di Internet? Probabilmente sì. In entrambi gli esempi che ho portato si può infatti vedere come, in maniera diversa, l’uomo sia portato a riprodurre all’interno del web la sua esperienza di vita offline. Nel primo caso è Google a permetterci di fare questo mentre nel secondo caso siamo noi a scegliere la nostra rete sociale. Non c’è niente di male, basta esserne coscienti e non pensare che le informazioni che si trovano in rete rappresentino la verità assoluta.

Oggi, grazie a Internet, abbiamo però l’opportunità di scardinare almeno in parte questo meccanismo. Il web, infatti, può permettere un’esperienza diversa da quella che solitamente facciamo offline perché ci offre la possibilità di stare in contatto con persone anche molto lontane dalle nostre cerchie abituali. Per fare questo, però, è necessario che l’uomo sia assuma una responsabilità etica e non si accontenti di ciò che gli viene proposto.

Per questo non è tutta colpa di Google…

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