Senza un nome e senza un corpo

FreudChiedere ad un ragazzo se usa i social media non ha più molto senso. Più corretto è invece chiedergli quali social utilizza di più, con quali si trova meglio, in che modo ne differenzia l’uso. I social media, per i ragazzi, rappresentano oggi uno spazio da abitare, un luogo in cui incontrarsi, raccontarsi, scambiarsi opinioni e materiale digitale. Non rappresentano “un di più” alla vita reale, qualche cosa che si può evitare di avere, ma un nuovo modo di relazionarsi che utilizza strumenti tecnologici e che permette ai ragazzi, così come agli adulti, di rimanere in contatto in una maniera completamente inedita. Di fronte a queste novità abbiamo almeno tre possibilità: rifiutarle, accoglierle o interrogarci sui cambiamenti. Escludo la prima possibilità, perché non riconoscere la portata di questi cambiamenti significa decidere di vivere malinconicamente nel passato. Escludo anche la seconda possibilità: accogliere ciecamente tutte le novità significa perdere la possibilità di esprimere la propria opinione sul cambiamento. Interrogarsi sui cambiamenti diventa pertanto l’unica strada percorribile per poter dire qualche cosa in più su come i social media stiano modificando sia le nostre abitudini sia la nostra economia psichica.

Sui social media sono presenti, a mio parere, due elementi che in qualche modo ci portano ad esplorare nuovi territori. Il primo è l’assenza del Nome. Tanto si è sentito parlare di anonimato in questo periodo, soprattutto in seguito ai suicidi di alcuni ragazzi. Io non intendo la possibilità di poter stare su un social senza un nome o con un nome inventato, quanto piuttosto il fatto che online abbiamo la possibilità di scegliere il nostro nome. Alzi la mano chi ha potuto scegliere il proprio nome offline? Ciascuno si è trovato un nome e ha costruito la propria identità attorno a quel nome. Sui social siamo liberi di poter vivere scegliendo, per la prima volta, il nostro nome. Inoltre se i social rappresentano un’esperienza di vita piena, come abbiamo detto, si intuisce come questa possibilità non sia di poco conto. L’altro giorno, su Twitter, ho avuto modo di trovare Sigmund Freud, con più di 20.000 follower. Anche se si sceglie di stare sui social col proprio nome e con la propria foto, si deve comunque costruire la propria identità partendo da uno stato di assenza iniziale.

L’altro elemento riguarda il corpo, attorno al quale costruiamo la nostra identità. Che sia un corpo di donna o di uomo, un corpo di un bambino o di un adulto, il corpo segna il confine, a volte anche molto doloroso, della nostra esistenza, ponendo un limite. Sui social questo limite sparisce e diventa possibile vestire i panni di qualcun altro o essere presenti esclusivamente a partire da alcuni interessi. Il corpo non solo non rappresenta più un limite ma non è più necessario per poter essere qualcuno online.

Quali sono gli effetti di tutto questo sul cyberbullismo?

Partiamo da chi è vittima di cyberbullismo. Online le persone mettono un’immagine di se stessi: quello che vorrebbero essere, quello che vorrebbero provare ad essere, quello che immaginano di essere. Un ruolo importante in questo processo lo gioca anche la condivisione con le altre persone, esattamente come accade nelle relazioni offline. In adolescenza essere riconosciuti dal gruppo di pari fa parte del normale processo di crescita ed è ovvio che tutto questo accada anche online. Pertanto l’immagine che viene condivisa online è molto preziosa. Essere attaccati proprio in quel punto può essere molto doloroso. Se è vero che i social media rappresentano un nuovo luogo in cui relazionarsi con le altre persone è altrettanto vero che essere vittima di bullismo online significa essere attaccati in quel luogo in cui si passa molto tempo della propria giornata. Infine non escluderei anche la dimensione pubblica: essere presi in giro di fronte ad un pubblico di cui non si conosce neanche l’esatto numero può ferire gravemente una persona che sta cercando di capire quali siano i confini della propria identità.

In secondo luogo i bulli. Online, in assenza del corpo e del nome, si può essere più portati a compiere atti che non si sarebbero mai compiuti offline. Non mi riferisco solo agli insulti, anche alcune forme di perversione sembrano strutturarsi a partire da questa situazione. Trovo eccezionale questa pubblicità del 1993, in cui viene messe in luce come Internet possa rappresentare quel luogo in cui potersi esprimere liberamente, svincolati da quelle leggi che la società impone.

Feels good

In molti potrebbero obiettare a questo mio appunto sostenendo che spesso gli insulti arrivano anche da chi ha un volto e un nome e che comunque è quasi sempre possibile risalire all’autore dell’insulto grazie alle tracce digitali lasciate in rete. Verissimo, non posso che dire che questa obiezione è corretta. Quello che intendo io, però, si situa ad un livello un po’ più profondo e si richiama a quell’assenza del nome e del corpo di cui parlavo precedentemente. Internet rappresenta per l’essere umano un nuovo luogo in cui mente e corpo si separano e tutto questo ha degli effetti che lo vogliamo o no. Molti di questi effetti sono ancora da osservare ma la clinica ci mostra quanto questa separazione stia portando a dei cambiamenti nella costruzione dell’immagine del proprio corpo e della propria identità.

Ho tenuto questa relazione il 5 Marzo 2013 al seminario “Cyberbullismo: Internet e Nativi Digitali” organizzato da CSIG ed Elsa Torino a cui hanno partecipato: prof. Ugo Pagallo, dott. Massimo Durante, avv. Mauro Alovisio, avv. Maria Grazia D’Amico, dott.ssa Eleonora Pantò, avv. Monica Senor e Mauro Ozenda, autore del libro Sicuri in Rete. Sul suo sito, la dott.ssa Eleonora Pantò, ha scritto un’ottima sintesi dei vari interventi.

3 Replies to “Senza un nome e senza un corpo”

  1. Ciao Alberto,

    due cosette: grazie per avermi segnalato il seminario sul cyberbullismo all’università. Secondo me è stato di altissimo livello e ho trovato molti spunti interessanti. Alcuni anche dal tuo intervento che è stato ben integrato dal post correlato sul tuo blog. Complimenti!

    Come seconda cosa volevo chiederti se potevi mettermi in contatto con il tuo collega “anziano” che era presente al seminario. La questione è molto pratica: ho visto che ha fatto una registrazione audio del seminario e mettendo giù i miei appunti mi sono ora reso conto che di alcuni discorsi ho perso delle parti utili…

    Grazie mille e a presto! Ciao Marcello Di Lella

    1. Ciao Marcello,
      Condivido quanto dici, è stato un ottimo seminario con contenuti che difficilmente si strovano in giro.
      Per le altre cose che mi hai scritto ti scrivo via mail!
      Alberto

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