L’educazione digitale rischia di essere (s)venduta

Come poter essere buoni genitori, o semplicemente genitori, di ragazzi cresciuti nell’era digitale? Il tema dell’educazione digitale sta diventando sempre più attuale e si moltiplicano gli esperti che propongono indicazioni e consigli per poter mantenere il ruolo genitoriale in questa società sempre più orizzontale. Il problema di tutti questi vademecum è che diventano vecchi non appena vengono immessi sul mercato nuovi dispositivi tecnologici. Su molti testi si legge infatti che è una buona cosa tenere il computer in uno spazio comune e non nella camera dei ragazzi, in modo tale che un genitore possa sempre vedere quando il proprio figlio è al computer e quando no. L’indicazione è certamente preziosa ma non può essere più considerata completamente soddisfacente da quando gli smartphone e i tablet hanno fatto la loro comparsa. Molti genitori, infatti, pur mettendo il computer in salotto hanno comprato un tablet o lo smartphone al figlio, rendendo inutili gli sforzi di controllo e di supervisione. Colpa dei genitori? In parte sì e in parte no. Il grafico che segue, presentato all’interno dell’ottimo report (scarica il report) che i ricercatori del progetto Net Children Go Mobile hanno presentato ad Ottobre 2013, fornisce a mio parere una chiave di lettura molto interessante su cui fermarsi e interrogarsi.

 

Educazione e mercato

Nella prima colonna del grafico, quella azzurra, viene chiesto ai ragazzi: “a quale età avete usato Internet per la prima volta?”. Notiamo che i ragazzi di 15-16 anni hanno usato Internet la prima volta a 10 anni, quelli di 13-14 anni a 9 anni, quelli 11-12 anni a 8 anni e infine quelli 9-10 anni a 7 anni. Sorvolo sulla secondo colonna e vado direttamente alla terza, ovvero quella in cui si chiede ai ragazzi: “a quale età avete posseduto il vostro primo smartphone?”. A 15-16 anni, il primo telefono con connessione ad Internet, lo hanno avuto a 14 anni; i ragazzi di 13-14 anni lo hanno invece avuto a 12 anni, mentre quelli 11-12 anni a 10 anni; infine quelli di 9-10 anni hanno avuto il loro primo smartphone a 9 anni. Vengo subito alla riflessione su cui desiderio fermarmi. L’aspetto che più mi colpisce di questo grafico non è tanto l’età in cui i ragazzi cominciano ad utilizzare Internet o in cui hanno tra le mani il loro primo smartphone, quanto piuttosto il fatto che tutte le fasce d’età analizzate abbiano posseduto una connessione ad Internet da supporto mobile l’anno precedente alla rilevazione dei dati. Questo significa che noi psicologi possiamo sforzarci a fare osservazioni e analisi approfondite per cercare di individuare quale sia l’età corretta in cui un ragazzo può fare un uso consapevole di Internet e di uno smartphone ma alla fine, a guidare i genitori, sono le leggi del mercato. Sembrerebbe cioè che nel momento in cui lo smartphone è stato immesso sul mercato a buon prezzo i genitori hanno cominciato a comprare ai loro figli questo nuovo dispositivo. La scelta di comprare o non comprare uno smartphone, dunque, sembrerebbe essere legato all’economia piuttosto che all’educazione. Questo discorso tradotto può diventare così: “Se costa poco lo si compra se no si aspetta”.

Le conseguenze  sono molteplici. In primo luogo perché qualsiasi gadget venga immesso sul mercato, se a basso costo, rischia di arrivare nelle mani dei ragazzi i quali ne faranno l’uso che riterranno più adatto a seconda dell’età e del grado di maturazione che possiedono. In secondo luogo perché l’educazione sembra essere totalmente esclusa da un discorso come questo. Ovviamente è importante che i ragazzi non vengano esclusi dal mondo digitale e che soprattutto vengano educati ad un uso consapevole delle tecnologie. Proprio per questo motivo bisognerebbe modulare e differenziare l’accesso alla rete da parte dei bambini e dei ragazzi, partendo innanzi tutto dalle loro capacità. Non può essere il mercato che ci indica la direzione da seguire, almeno non nel campo educativo. Uno smartphone in mano ad un bambino di 9 anni, infatti, è uno strumento molto pericoloso perché gli permette di compiere tutta una serie di attività di cui non può avere coscienza.

L’educazione digitale, come sostengo anche in altri post, non passa per forza dal digitale: c’è bisogno di educare innanzi tutto alla relazione interpersonale. Questo, a mio vedere, è la migliore educazione digitale pensabile.

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