Alberto Rossetti

Se “digitale” fa rima con “proprietà privata”

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smart_parking_5913Problema: Mauro, padre di due figli, vede un parcheggio. Si avvicina al parcheggio soddisfatto, incredulo, sereno; succede raramente di trovare posto al primo colpo proprio sotto casa. Quando affianca la macchina al parcheggio conosce Antonio, anche lui padre di due figli: Antonio è in piedi, fermo sul parcheggio. “Mia moglie sta arrivando a casa. Ho visto il posto prima io”. Mauro si arrabbia, grida, urla e manda a quel paese Antonio. La loro storia finisce qui. In altre occasioni, purtroppo, dalle grida si passa alle mani.

Soluzione: Alcuni uomini stanno progettando i parcheggi intelligenti. Quando tutte le macchine saranno connesse ad Internet e anche i parcheggi saranno dotati di sensori sarà possibile sapere quali saranno i parcheggi liberi nella propria zona. Si riceve una notifica sullo smartphone o sul computer di bordo e ci si fionda a parcheggiare.

Conseguenze della soluzione: Altri uomini stanno pensando di fare un business sui parcheggi intelligenti. Se posso indicare un parcheggio libero posso anche farlo prenotare e pagare anticipatamente alle persone via Internet o utilizzando direttamente lo smartphone.

Conseguenze della soluzione: Perché non ottimizzare ancora di più il parcheggio intelligente? Se più persone vogliono quello stesso parcheggio è possibile alzare il prezzo secondo le leggi della domanda e della offerta.

Conseguenze della soluzione: Se la gente prenota e paga in anticipo, posso aumentare i miei servizi, creandone di nuovi, in modo tale che le persone paghino sempre di più: “se prenoti prima con solo un euro in più al tuo ritorno trovi la macchina lavata” oppure “se vuoi un parcheggio più largo e più comodo fai la tessera premium e avrai diritto a più spazio”.

Siamo partiti da un problema di ordine pubblico: Mauro e Antonio che litigano per la carenza cronica di parcheggi nel loro quartiere. Questo problema nasce da diversi fattori: ci sono sempre più macchine in circolazione, il numero dei parcheggi non può soddisfare tutte le persone, la gente è sempre più stressata dai ritmi di vita e dalla crisi, i mezzi pubblici non vengono abbastanza utilizzati…La soluzione a questo tipo di problema rischia però di seguire più le leggi del business che non quelle della politica e dell’educazione ad una cittadinanza attiva.

Quando digitale fa rima con proprietà privata si assiste proprio a questo tipo di scivolamento: utilizzo il digitale per risolvere un problema alle persone ma in realtà mi sto muovendo, anche o soprattutto, per altri scopi. Le persone, forse, troveranno parcheggio con più facilità ma nel giro di poco tempo si troveranno a dover pagare sempre di più per un servizio di cui fino a poco tempo fa non sentivano la necessità. Il fatto curioso è che, come capita nella storia della rana bollita, dopo poco tempo alle persone sembrerà normale pagare per poter prenotare un parcheggio. Perché rischiare di non trovare parcheggio in centro se posso, pagando qualche euro, garantirmi il posto? Le conseguenze di questo ragionamento sono molto pericolose perchè nel momento in cui le regole vengono dettate dalle leggi del business, i problemi delle persone passano decisamente in secondo piano essendo l’obiettivò finale di tutto il percorso fare utile.

Quando digitale fa rima con proprietà privata, a mio parere, ci mettiamo in una difficile posizione. Per questo motivo sostengo che la politica e le persone non devono permettere questo scivolamento. Il sistema digitale può certamente aiutarci ad ottimizzare i tempi, i costi e gli sprechi. Ci devono però essere due punti irrinunciabili. Il primo è che tutta la popolazione deve poterci guadagnare e non solo alcune persone. Il secondo è che non dobbiamo pensare che il digitale possa eliminare l’inutile dalla nostra esistenza in nome dell’utile assoluto. Come ho già detto in altri post, l’essere umano vive di inutile, di superfluo, di sogno. Certo, tutto questo può richiederci un po’ di fatica in più nella gestione delle relazioni, delle incomprensioni, dei malintesi, ma è la condizione per poter vivere bene. Credo che sia proprio questo secondo punto che permette alla privatizzazione digitale di avere la meglio su di noi: quando ci offrono un servizio “gratuito” o “low cost” che ci elimina un fastidio lo accettiamo immediatamente senza farci troppo domande. Peccato, però, che poi ci adattiamo sempre di più e che non siamo più disposti a fare a meno di quel servizio, anche a costo di pagarlo di più.

(Grazie ad Internazionale per l’interessante spunto che mi ha offerto con l’articolo firmato da Marcus Rohwetter sul numero 1035: “Parcheggi per soli ricchi”)

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Autore: albertorossetti

Psicologo e Psicoterapeuta

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