Internet ci può rendere migliori

MattLa storia di Matt Harding mi ha sempre molto colpito.

Matt, conosciuto su Internet per i suoi video con il titolo “Where the hell is Matt?”, è un uomo statunitense di 37 anni. Sul suo sito racconta di essere stato un grande appassionato di videogame e di avere ottenuto in giovane età la possibilità di lavorare come sviluppatore di giochi. Attorno ai 23 anni, essendosi trasferito per lavoro in Australia, decide di prendersi del tempo e di partire per un viaggio prima di dedicarsi al lavoro. I videogiochi, dice Matt, forse non sono l’unica cosa interessante che una persona può fare nella propria vita. Con i soldi messi da parte, insieme ad un amico, parte.

Essendo esperto di tecnologie costruisce un sito Internet sul quale pubblica le sue foto e segna tutti i suoi spostamenti, in modo tale che i suoi familiari possano sapere dove si trova. Durante il viaggio, il suo amico gli propone ad un certo punto di non mettersi più semplicemente in posa per farsi fotografare davanti ai luoghi significativi e ai monumenti incontrati, ma di fare uno “stupido” balletto e di registrarlo con la telecamera. Matt lo fa, si diverte molto e comincia a fare questo stesso balletto tutte le volte in cui arriva in un posto nuovo.

Tornato a casa prende tutti i video, sceglie una colonna sonora e monta il video del suo viaggio. Lo pubblica sul sito personale e nel 2005 lo ritrova pubblicato su Youtube, che nel frattempo stava muovendo i suoi primi passi. Vide che il suo video era stato visto da circa un milione di persone. La storia di Matt continua, lui trova degli sponsor e comincia a girare il mondo per fare altri video. Inizialmente balla da solo, poi comincia a ballare insieme alle persone che incontra. Dice di essersi accorto che quella era la strada da seguire: “le persone sono molto più interessanti dei luoghi significativi e dei monumenti di un posto”. Grazie a questa seconda intuizione (la prima era quella che nella vita è più interessante viaggiare che giocare ai videogame), nei suoi video le culture si intrecciano e si uniscono in un unico lungo ballo, da una parte all’altra della terra.

La prima volta che ho guardato un suo video mi sono molto emozionato. Ho pensato che Internet offre a noi esseri umani una possibilità unica, mai avuta precedentemente: incontrare le altre persone, anche quelle più lontane, con molta facilità. Internet, ho continuato a pensare, ci rende tutti più vicini, ci permette di comunicare e, soprattutto, ci fa sentire esseri umani con pari diritti e pari dignità. Era solo un’illusione prodotta da un’intensa emozione?

A distanza di anni continuo a pensarla così. Internet ci offre una possibilità unica. A differenza di qualche anno fa, però, credo molto di più nella responsabilità che come esseri umani dobbiamo prenderci di portare avanti questa speranza senza farla morire. Come dice Luciano Floridi, filosofo di cui ho molta stima, se il futuro non sarà migliore del presente la responsabilità sarà nostra. La domanda che allora mi pongo e che vi pongo è come tradurre un’emozione in delle azioni concrete. L’emozione infatti, giocando come una metafora, funziona  come uno di quei castelli gonfiabili con cui i bambini si divertono molto. Fino a quando viene immessa aria il castello è bellissimo e divertentissimo ma appena si stacca l’aria, nel giro di pochi secondi, il castello si sgonfia. Dobbiamo pertanto andare oltre alle emozioni se vogliamo costruire una società più solida. Una delle strade da seguire, di cui sono sempre più convinto, è quella delle relazioni. Internet può portarci ad ampliare e rendere più intense le nostre relazioni con l’altro, ma allo stesso modo può anche condurci verso un profondo impoverimento relazionale. Posso emozionarmi a guardare i video di Matt ma se poi non trasformo quella spinta in un desiderio di incontrare l’altro quell’emozione non sarà servita che ad aumentare la popolarità del video.

Nelle dipendenze da Internet assistiamo proprio ad un impoverimento della relazione. Molti ragazzi dicono che quando giocano online, in realtà, non sono mai soli ma sempre in compagnia di qualche altra persona che veste i panni di un altro Avatar. Inoltre, mi suggeriva un ragazzo, quando si gioca si provano emozioni vere: si gioisce, ci si arrabbia, ci si innamora. Altri poi combattono per degli ideali nei giochi, difendendo il loro regno digitale dall’assalto di persone senza scrupoli che vogliono che il male domini. Internet, pertanto, può farci provare delle emozioni con molta più facilità di quanto invece avvenga con le relazioni con gli altri esseri umani ed è proprio in questo passaggio che si annida il rischio più grande.

La relazione, attraverso l’incontro tra le persone (che può certamente avvenire anche online),  deve essere la nostra bussola quando ci muoviamo su Internet e soprattutto deve essere la chiave con la quale costruire la nostra agenda digitale. Se perdiamo di vista questo, se ci facciamo riempire solo di emozione, se chiudiamo gli occhi di fronte all’isolamento di molti ragazzi che vivono pienamente solo virtualmente, la responsabilità per non avere permesso ad Internet di renderci più umani sarà solo nostra.

Questo è il video di Matt che a me piace di più. Chi vuole può inserire i suoi dati sul suo sito e se lui verrà a “ballare” vicino a casa vostra in qualche modo ve lo farà sapere.

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