Quando la rete è troppo orizzontale

rete“L’erba voglio non esiste neanche nel giardino del Re”, dice un vecchio proverbio. Oggi forse dovremmo aggiornare questo proverbio, sostituendo Re con Rete: “l’erba voglio non esiste neanche nel giardino della Rete”. La Rete ci sta infatti abituando a controllare i nostri oggetti, a possedere ciò di cui abbiamo bisogno e ad avere sempre tutto a portata di mano, facendo sempre meno sforzi e riducendo al minimo le frustrazioni. Inutile sottolineare quanto tutto ciò sia non solo piacevole ma anche estremamente utile per noi esseri umani. In qualche modo siamo diventati un po’ dei Re e abbiamo assunto l’Apple store come maggiordomo, che ci fornisce in qualsiasi momento della giornata ciò di cui sentiamo la necessità. Il proverbio però ci mette in guardia: attenzione perché l’erba voglio non esiste neanche a casa di chi può sempre possedere tutto. Dunque, anche se i nostri maggiordomi sono sempre pronti a servirci, facendoci credere di poter avere tutto ciò che vogliamo, dobbiamo accorgerci che quella famosa erba voglio non esiste.

Sono partito da lontano per avvicinarmi al tema dell’orizzontalità della rete. Un’opinione diffusa è che la nostra epoca segni il tramonto del ruolo del padre e con esso della verticalità all’interno delle relazioni. Non si tratta solo del rapporto figli-genitori, ma più in generale della fatica che un ragazzo fa nello stare in una relazione verticale, come può essere ad esempio quella insegnante-allievo piuttosto che medico-paziente, vivendola come una relazione dominante-dominato dalla quale è necessario staccarsi. Non si può certo sostenere che sia stata la rete di Internet a provocare questo cambiamento, che ha radici molto più profonde, ma certamente Internet si sposa perfettamente con questa nuova struttura sociale. Una rete è fatta da punti collegati tra di loro e un punto, per avere più importanza di un altro, deve per forza aumentare il numero di connessioni. Un punto sconnesso dalla rete, infatti, non solo ha meno importanza degli altri, potremmo piuttosto dire che non fa parte della rete. Nella rete, pertanto, assume valore il punto che ha più collegamenti e non il punto più bello o più importante. Certamente capita poi che ci siano alcuni punti che, per il semplice fatto di accedere alla rete, assumano importanza: è il caso ad esempio dei personaggi famosi che si iscrivono sui social media. Una volta entrati in rete, però, è nuovamente la connessione agli altri punti a determinarne il valore. Questa struttura orizzontale ha un grande pregio: permette a tutti di poter fare parte della rete, consentendo di prendere parola e di esprimersi senza limitazioni alla propria libertà. Come spesso capita proprio qui si annida anche il grosso rischio che la rete veicola: si fatica a rinunciare alla propria parola, anche perché è proprio quella parola che può fare crescere la propria notorietà all’interno del sistema.

Immaginiamo un piccolo gruppo di 10 persone che si ritrova per discutere di un  certo argomento e prendere delle decisioni. Seduti attorno ad un tavolo ognuno dice la propria opinione e discute con gli altri per arrivare ad una decisione comune. Dopo un po’ di discussione è sano che il gruppo arrivi ad una conclusione, di qualunque tipo essa sia. In questo gruppo, però, non c’è un responsabile che cerca di aiutare a tirare le conclusioni e ciascuno dei componenti del gruppo non è disposto a cedere neanche di un millimetro sulle proprie posizioni e a farsi comandare da un’altro membro del gruppo considerato un suo pari: del resto ognuno di loro crede fermamente in quello che dice, perché dovrebbe rinunciare? Fortunatamente, anche se nel gruppo non è espresso un responsabile, in tutti i gruppi si delineano sempre dei ruoli spontaneamente e così, dopo numerose ore di estenuante discussione, uno dei 10 componenti, riconosciuto da tutti come un po’ più esperto nel settore, riesce a guidare verso una soluzione, mediando tra le diverse posizioni e chiedendo ad ognuno di rinunciare almeno in parte alla loro idea. Molti membri del gruppo non sono contentissimi del risultato ma almeno si è riusciti ad arrivare ad una decisione.

La rete funzione un po’ come questo piccolo gruppo, anche se i numeri sono infinitamente più grandi. La mancanza di ruoli maggiormente definiti, se da un lato permette a tutti di esprimersi rende molto più faticoso il processo decisionale. Inoltre, proprio l’idea che sia giusto e necessario dire la sempre propria opinione, porta le persone a non voler rinunciare più a nulla, nemmeno a rendere pubblico un invito di morte nei confronti di un altro essere umano, come è capitato con l’ex segretario del PD Bersani.

Insulti bersani

Alcuni giornali online hanno cominciato a limitare i commenti degli utenti all’interno dei propri siti, provocando non poche critiche. Il sito Internet, era diventato un bar, una piazza in cui ci si poteva sfogare e non un luogo in cui condividere idee per costruire nuovi significati. Personalmente sono d’accordo con queste scelte di alcuni quotidiani, perchè non sta scritto da nessuna parte che le persone debbano sempre intervenire pubblicamente per commentare una notizia, soprattutto quando il luogo dei commenti diventa il teatro di inutili insulti. Parte del popolo della rete, però, non la pensa così e subito si è gridato alla censura, alla limitazione della libertà di espressione personale. Ma è davvero così? Nella società orizzontale chiunque, in virtù della propria posizione, decide di sollevarsi dalla rete e imporre una limitazione porta un sentimento di frustrazione, mal sopportato, negli altri punti della rete. L’orizzontalità, a mio parere, se da una parte rappresenta una grossa conquista nasconde dall’altro numerosi rischi sui quali è opportuno interrogarsi maggiormente. Mi ricollego al proverbio iniziale perché è proprio accorgendosi che quell’erba voglio non esiste neanche nel giardino della Rete che è possibile stare nella rete con una consapevolezza differente. Voglio dire che se la nostra società si  muove sempre di più in una direzione orizzontale noi dobbiamo essere consapevoli del fatto che quell’orizzontalità non è che illusoria, che comunque è necessario rinunciare a qualche cosa se si vuole proseguire oltre. Citando Lacan nello scritto Il tempo logico, passato l’istante dello sguardo e il tempo per comprendere, è necessario giungere al momento di concludere, ovvero ad un assunzione di responsabilità personale che la rete, per definizione, non può  assolvere.

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