L’effetto Facebook: i Social Media curano la malinconia?

FacebookDa uno studio portato avanti da alcuni ricercatori dell’Università del Michigan è emerso che le persone che utilizzano frequentemente Facebook sono più propense ad avere giudizi negativi sul proprio stato d’animo. La tesi portata avanti dai ricercatori è che più le persone osservano passivamente la vita degli altri tramite uno schermo più aumenta il rischio di sviluppare un sentimento di inadeguatezza e di frustrazione. Questa notizia è stata molto condivisa sui vari social e le persone si sono dette: “Attenzione! Usare troppo Facebook non fa bene, lo dicono le ricerche”.

Una sera sono uscito a cena con amici. Nel locale, seduti vicino a noi, c’era una tavolata di persone di circa cinquant’anni che stava festeggiando il Natale. Fin qui, nulla di strano. Vengo poi a sapere che quelle persone erano compagni delle medie che non si vedevano dall’esame di terza media. “Questo è l’effetto Facebook” ho immediatamente pensato. Ma come funziona l’effetto Facebook?

La vita di una persona può essere paragonata ad un grosso album di fotografie, nel quale sono raccolte tutte le foto dal giorno in cui si è nati fino al momento in cui si sta sfogliando l’album. Pagina dopo pagina, chi sfoglia l’album, si imbatterà in numerosi ricordi, incontrerà persone che non ha mai più visto, tornerà con la mente a quei momenti passati. Quelle foto, per fortuna di chi sfoglia, non sono vive. Ad essere vivo, però, è il ricordo, attraverso il quale si potrà ripensare a certi momenti, rivederli alla luce dei cambiamenti che sono avvenuti nella vita, cancellare delle pagine grigie e valorizzare quelle più colorate e intense. La psicoanalisi ci insegna inoltre che quei ricordi non staranno per forza in ordine cronologico e soprattutto che ci saranno alcuni momenti che ci ricorderemo per sempre senza capirne bene il motivo. Il tutto, lo ribadisco, resta vivo nel ricordo, ovvero nella parola che lo genera. Il web 2.0 ha introdotto in questo album di fotografie l’effetto Facebook, il quale, invece, attualizza tutti i ricordi rendendo quelle fotografie vive. In questo modo  qualunque tipo di ordine che ciascuno di noi aveva tra i suoi ricordi salta per aria, soccombe di fronte al fatto che quei ricordi non sono più tali perchè si affacciano nel presente. Molte persone, ad esempio, continuano a seguire le vicende degli  ex fidanzati su Facebook anche molti anni dopo la separazione, facendo in questo modo più fatica a staccarsi da loro e sviluppando sentimenti ambivalenti.

Un discorso a parte occorre farlo per le nuove generazioni, dove la questione centrale non è come richiamare un vecchio ricordo quanto piuttosto in che modo archiviarlo. Non si tratta solo di pensare alle nuove tecnologie come a nuovi supporti per la memoria, ma agli effetti che per la nostra psiche ha il delegare la memoria ad un album digitale in grado non solo di registrare tutto ma anche di far rivivere all’occorrenza situazioni capitate numerose anni prima. Un amico una sera mi diceva: che male c’è se io rivedo i miei compagni delle elementari? Nessuno, gli risposi. Nella vita, però, abbiamo la necessità di lasciare indietro qualche cosa per poter andare avanti, di tagliare, di rinunciare a possedere. Tutto questo, con i Social Media, diventa a parere mio più complicato e ci impone di ripensare al posto che il ricordo può assumere per l’uomo contemporaneo.

Alla luce di queste riflessioni non mi stupisce l’indicazione offerta dalla ricerca con cui ho aperto questo articolo. Come esseri umani abbiamo bisogno di un taglio per poter vivere. Il primo di questi tagli, a ben pensarci, è quello che avviene subito dopo la nascita e poi, anno dopo anno, si impara che non è possibile possedere tutto, che è sempre necessario rinunciare a qualche cosa. Molti anni fa ho percorso a piedi il tratto di strada che separa Roncisvalle da Santiago de Compostela. Sono partito da solo, avevo il desiderio di mettermi per strada senza troppi vincoli, ma sapevo che lungo il cammino non sarei mai stato solo. In effetti ho conosciuto tante persone, alcune solo per qualche minuto, altre per giorni interi. Più volte, lungo questa strada, ho dovuto salutare persone con le quali mi trovavo molto bene: i nostri percorsi erano diversi e senza quel saluto non sarebbe stato possibile proseguire, sarei stato troppo appesantito da tutte quelle relazioni messe insieme (Questo è il racconto che ho scritto lungo il Cammino di Santiago –  “Visto che sei tu”).

Le nuove tecnologie ci offrono la possibilità di non tagliare mai e questo ha grande successo proprio perché in quanto esseri umani facciamo faticare ad operare questo taglio. Ma le conseguenze di tutto questo quali sono? In questo video che trovo molto interessante, due ragazzi chiedono “Che cos’è Facebook?”. Una ragazza, nei commenti, risponde:

“Facebook é un modo per rovinare i vecchi rapporti e impedirne di nuovi, per litigare, per passare ore chiusi in casa, per sentirsi fighi di avere 100000 amici… Ed é per questo che mi sono tolta :D”

Facebook non è solo questo, ma certamente è anche questo.

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