Alberto Rossetti

Internet tra uso e dipendenza: la psicopatologia della vita contemporanea

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L'evoluzione dell'uomoQuando si parla di dipendenze da internet non è raro farsi queste domande: qual è il confine tra l’uso e la dipendenza? Chiunque può diventare dipendente da internet oppure bisogna essere predisposti? Dopo quante ore di connessione ci si può definire dipendenti? Dopo essersi fatte queste domande, arrivano le risposte, che spaziano da “siamo tutti un po’ dipendenti” a “non si può dire che una persona sia dipendente perché tutti utilizziamo tanto internet” fino ad arrivare al più rassicurante “solo alcune persone predisposte diventano dipendenti”. Se a darsi queste risposte sono persone comuni, non per forza esperte di nuove tecnologie e di psiche, nessun problema. Quando invece certe affermazioni arrivano dagli esperti del settore comincio anche io pormi alcune domande.

La rivoluzione dell’informazione, ottenuta grazie allo sviluppo delle ICT, sta modificando il nostro modo di vivere e di pensare all’essere umano in maniera profonda, proprio come avvenne dopo la nascita della psicoanalisi, come ho già scritto in questo post. Quanto tempo impiegò Freud a far comprendere alla gente del suo tempo alcune tesi rivoluzionarie, come ad esempio la sessualità infantile o la cura attraverso la talking cure? E quanto altro tempo impiegò la società per fare propri i nuovi modi di concepire l’essere umano? Come accadde per la psicoanalisi, anche la rivoluzione dell’informazione sta conducendo l’uomo non solo verso la scoperta di nuovi spazi da esplorare, ma anche verso una rilettura di tutto l’esistente a partire dai cambiamenti che stanno avvenendo: proprio come allora ci vorrà del tempo per cogliere l’ampia portata di queste novità. Questo è il punto di partenza per provare a rispondere alle domande iniziali.

L’uomo, per fortuna, si sta interrogando sul suo rapporto con le tecnologie: fanno bene? Fanno male? Creano dipendenza? Il confine tra uso e dipendenza, a ben vedere, non è per niente confuso come spesso si sente dire: la dipendenza, che nel caso di internet può essere definita di tipo comportamentale, porta le persone a non poter fare più a meno di un determinato comportamento, mentre l’uso fa parte del nuovo modo con cui le persone vivono quella che io definisco la psicopatologia della vita contemporanea, parafrasando il celebre scritto di Freud del 1901 La psicopatologia della vita quotidiana. Se la linea di demarcazione tra dipendenza ed uso è così netta, perché si continua a metterla in discussione? A mio parere per almeno due motivi.

Il primo è relativo al fatto che tutti utilizziamo internet. Se prendiamo ad esempio la dipendenza da cocaina è facile dire che chi usa o abusa di quella sostanza può essere considerato dipendente mentre chi non la usa è escluso categoricamente dalla categoria dei dipendenti. Qualcosa di simile a quanto capita con le dipendenze da internet avviene con le altre dipendenze definite comportamentali o senza sostanza, dove comportamenti della quotidianità, come fare shopping  o avere rapporti sessuali, diventano per qualche persona una dipendenza. A ben vedere, però, con internet siamo ancora su un altro piano. Sempre di più, quando pensiamo al mondo digitale, non possiamo limitarci a paragonarlo ad un atto come fare shopping perché, l’abbiamo visto prima, internet non sta modificando solo il modo con cui pratichiamo certi atti del quotidiano, ma più in generale il modo in cui come esseri umani pensiamo a noi stessi e alla realtà che ci circonda. La prima difficoltà è proprio questa: si diventa dipendenti da ciò che sta rivoluzionando l’esistenza dell’uomo. A ben vedere non è una questione di poco conto e sarà necessario approfondirla ancora.

Il secondo motivo è relativo alla confusione che avviene nel pensare all’oggetto di questa nuova dipendenza. Riprendiamo nuovamente in prestito la dipendenza da cocaina. In questo caso è chiara la differenza esistente tra ciò che è materia, la polvere bianca, e ciò che è dipendenza, l’effetto che quella sostanza farà all’interno dell’organismo. Torniamo alle dipendenze da internet. Fin da subito è evidente la difficoltà nel compiere lo stesso tipo di operazione. La materia è rappresentata dai dispositivi tecnologici, dalle applicazioni, dai diversi software? E la dipendenza è il frutto dell’effetto che questa materia non ben definita ha sull’utilizzatore? Dipende forse dal modo con cui si utilizza l’applicazione? Si capisce bene come mai sia più semplice parlare di predisposizioni: in questo modo si sposta l’attenzione sul singolo e si evita di affrontare la questione. Anche in questo caso è essenziale ritornare ad immergersi nella rivoluzione da cui siamo partiti per provare a cogliere qualche aspetto di novità. I cambiamenti che stanno avvenendo, come ricordavo prima, non sono relativi ad un atto o al modo con cui agiamo il singolo atto. Non si tratta di fare la spesa al supermercato o farla online. Il cambiamento è più profondo, riguarda il modo stesso in cui ci rappresentiamo come esseri umani all’interno dei nuovi spazi digitali dove la questione dell’identità è messa fortemente in discussione dall’assenza del nome e del corpo. In questa assenza di materia, dove a tenere sembrerebbe essere solo la scrittura, la dipendenza si può instaurare proprio perché non si riesce più a tirare un filo tra la propria identità digitale e la rappresentazione del proprio corpo. Detto in altre parole la dipendenza può svilupparsi quando si separa nettamente l’ambiente reale da quello digitale e si entra nell’ambiente virtuale lasciando fuori tutto ciò che ci caratterizza come persone nell’ambiente reale. Ecco il secondo punto di difficoltà: non riuscendo a definire in maniera chiara qual è l’oggetto della dipendenza, internet e i vari dispositivi tecnologici diventano tutti potenzialmente dannosi.

Per questi due motivi ritengo sia molto importante trattare queste nuove dipendenze in maniera diversa dalle dipendenze classiche. Personalmente sono stato contento del fatto che nel DSM V, uscito a Maggio 2013, queste nuove dipendenze non siano state inserite tra le forme di patologia. In una sezione del DSM V c’è scritto che ci sono ancora troppi pochi studi e che è necessario continuare nella ricerca prima di poter far rientrare queste dipendenze all’interno del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (leggi il documento). Questo non significa, però, che le dipendenze da internet non esistano perché, come sostengo spesso, non è così raro incontrare adolescenti o adulti dipendenti dalla rete. Occorre dunque trattare questi nuovi temi in maniera inedita, perché come già ricordato, ci troviamo di fronte ad una nuova psicopatologia della vita quotidiana.

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Autore: albertorossetti

Psicologo e Psicoterapeuta

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