Alberto Rossetti

Il digitale ci prende in giro?

2 commenti

Il digitale ci prende in giroNel 1916 Freud scrive un breve articolo dal titolo “Una difficoltà della psicoanalisi”, nel quale affronta le principali obiezioni mosse alla psicoanalisi. Fin dalle prime righe Freud ci tiene a precisare che non si riferisce a difficoltà di tipo concettuale ma a problemi di carattere affettivo, ovvero a quelle difficoltà di tipo sentimentale che tendono ad allontanare il lettore dalla psicoanalisi. La prima parte di questo scritto verte su una breve spiegazione del narcisismo per poi arrivare ad elencare le tre grandi rivoluzioni scientifiche che hanno inflitto altrettante umiliazioni al narcisismo universale dell’uomo. La prima è l’umiliazione cosmologica, dovuta alla scoperta di Copernico. Inizialmente l’uomo, basandosi esclusivamente sulle proprie impressioni percettive, era convinto che la terra, la sua sede, fosse ferma e che il sole, la luna e i pianeti girassero attorno ad essa. L’uomo si credeva pertanto al centro dell’universo ma la scoperta copernicana gli inflisse la prima grande umiliazione, quella cosmologica. Successivamente toccò a Charles Darwin, il quale consegnò all’uomo l’umiliazione biologica. L’uomo non si trova al centro del regno biologico, non può assumersi una presunta superiorità nei confronti degli animali. Darwin, infatti, ha mostrato che ogni forma di vita si è evoluta nel corso del tempo da progenitori comuni per mezzo della selezione naturale e pertanto all’uomo viene inflitta la seconda umiliazione, quella biologica. La terza umiliazione, denominata da Freud psicologica, è quella inflitta proprio dalla psicoanalisi. Non solo l’uomo non si trova al centro dell’universo e non è superiore al regno animale, ma non è padrone neanche della propria psiche: l’io, dice Freud, non è padrone in casa propria. Freud si riferisce qui alla scoperta dell’inconscio e di come abbia modificato radicalmente la comprensione che l’uomo ha di se stesso. A livello psichico non è possibile tenere sempre tutto sotto controllo perche c’è sempre qualche elemento che scappa dal nostro sapere. L’inconscio freudiano porta pertanto l’uomo a rendersi conto che la volontà non basta, che c’è sempre qualche cosa di inconscio che guida i nostri atti e che l’unica via per poter accedere all’inconscio è rappresentato dagli inciampi della nostra parola. A tale proposito l’esempio che porta è molto esplicativo: “Tu ti comporti come un sovrano assoluto che si accontenta delle informazioni del suo primo ministro senza scendere fra il popolo per ascoltarne la voce”. Ed ecco servita la terza umiliazione al narcisismo dell’uomo.

La quarta grande rivoluzione scientifica, di cui per ovvie ragioni Freud non può parlare, è quella che il filosofo Luciano Floridi definisce dell’informazione e che vede come riferimento principale Alan Turing. Le ICT (information and communication technology) hanno infatti modificato sia il modo con cui l’uomo si relaziona all’altro sia la comprensione di se stesso. Riprendo le parole di Floridi: “Sotto molti profili non siamo entità isolate quanto piuttosto organismi informazionali interconnessi, o inforg, che condividono con agenti biologici e artefatti ingegnerizzati un ambiente globale costituito in ultima analisi dalle informazioni, l’infosfera” (La rivoluzione dell’inforazione, Codice Edizioni, pag 11). L’infosfera, secondo il filosofo, è quell’ambiente informazionale dentro al quale si trovano tutti i processi, servizi ed entità informazionali. L’essere umano si sta trasferendo all’interno di questa infosfera e le tecnologie non sono semplicemente degli strumenti che ci permettono di interagire con questo nuovo ambiente informazionale, ma vere e proprie porte che ci consentono di entrarci dentro. Il risultato di questa migrazione è che sempre di più la nostra società sta passando dall’essere una società materialistica ad una informazionale, dove un oggetto si stacca dal suo supporto materiale per assumere valore in quanto informazione.

Quale umiliazione ha dunque inflitto al narcisismo dell’uomo questa quarta rivoluzione? Floridi non la nomina, ma a bene vedere è anche questa un’umiliazione molto profonda. Sembrerebbe infatti, secondo questa lettura, che l’uomo si possa definire come essere informazionale, staccato dalla sua materia fisica, rappresentata dal corpo. Il corpo e la mente, che tanto si è fatto per tenere assieme, possono pertanto risultare separati e soprattutto, se a contare è l’informazione, non più solo un essere umano può essere rivestito del privilegio e della responsabilità di essere produttore di informazioni. In questa nuova rivoluzione, che spesso si confonde con quella denominata digitale, vedo alcuni rischi. Il grande entusiasmo legato alle ICT non vuole forse appiattire e superare le rivoluzione freudiana? Se così fosse credo che dobbiamo tutti frenare immediatamente. Spesso infatti l’illusione è che le nuove tecnologie possano colmare quel buco di ignoranza che Freud ha dimostrato non solo essere sempre presente, ma anche necessario. La digitalizzazione sembra arrivare dove l’uomo non può arrivare e allora assistiamo al proliferare, anche in campo psicologico, di teorie che basandosi sulle tecnologie o su modelli che si ispirano ad esse, vorrebbero raccontare l’essenza dell’uomo. Floridi suggerisce a mio parere una via di fuga da questo pericoloso punto di rottura. Nel parlare di essere umano in quanto inforg e non cyborg, ovvero di un uomo che vive immerso nelle informazioni e non nella tecnologia, ci indica come il vivere nell’infosfera non semplifica il nostro modo di vivere dandoci delle riposte; al contrario lo complica in quanto all’essere umano viene richiesto di scoprire e vivere in un nuovo ambiente. L’infosfera, inoltre, non deve porsi in contrapposizione con la realtà materiale, perchè in qualche modo la contamina ponendosi in continuità con essa. In questo senso ritengo che possiamo parlare anche per questa quarta rivoluzione di umiliazione: il digitale ci fa credere che troveremo finalmente altre risposte e invece stiamo scoprendo che produrrà solo nuove domande sulla natura umana e sulla nostra relazione con gli oggetti. Se non si legge con attenzione questo passaggio, però, si rischia di incorrere in numerosi pericoli. Uno di queste, a mio parere, è rappresentato proprio dalle nuove dipendenze che internet ci sta proponendo.

Annunci

Autore: albertorossetti

Psicologo e Psicoterapeuta

2 thoughts on “Il digitale ci prende in giro?

  1. Pingback: Internet Addiction Disorder (IAD): una definizione che non convince del tutto | dott. Alberto Rossetti

  2. Pingback: Self-tracking: più o meno potere? | Alberto Rossetti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...