La rivoluzione digitale spiegata ad un bambino

Rivoluzione digitaleImmaginiamoci internet, più in generale il mondo digitale, come un grosso albero i cui rami stanno crescendo in maniera esagerata, sproporzionata rispetto alle sue radici e al suo tronco. Un buon giardiniere deve certamente occuparsi della potatura dei rami, per evitare tutti quei danni che potrebbero nascere dal non taglio, ma non può esimersi dal capire cosa sta succedendo più a fondo, sotto terra, nelle radici. In caso contrario, rischierebbe solamente di continuare ad occuparsi dei rami senza comprendere il perché quella pianta sta evolvendo in quella maniera e soprattutto, prima o poi, rischierebbe di non potere più occuparsi di quella pianta perché diventata incurabile. Oggi vediamo tanti giardinieri intenti a tagliare i rami, pochi a cercare di capire in che direzione si  stanno muovendo le radici. I fenomeni legati ad internet, pertanto, devono essere letti partendo dalle radici e non dai rami, ovvero interrogandosi sulle questioni etiche e non su quelle comportamentali o cognitive.

AOccorre quindi fare un salto indietro. Nel 1993 Internet si apre al pubblico. Inizialmente, questa rete, consentiva alle persone di connettersi in un rapporto che possiamo definire di 1:1: ogni singola persona poteva pertanto connettersi alla rete passando per un punto della rete. E’ questo il web 1.0, dove è molto chiara e netta la distinzione tra ciò che è vita reale e ciò che è vita virtuale. Quando mi siedo davanti al computer e mi connetto sono online, quando mi alzo dalla sedia sono offline e tutte le mie attività online si interrompono.

BI cambiamenti non sono così netti come io li presento però possiamo dire che nel 2004 passiamo dal web 1.0 al web 2.0. Il principale cambiamento che avviene è relativo al fatto che le persone non si connettono più a un sito connesso ad altri siti ma si connettono con altre persone connesse connesse con altre persone. Facebook, lanciato nel 2004, è il primo social network a muoversi in questa direzione. Il cambiamento che avviene è di ampia portata. Ora, il confine tra quando si è online e quando si è offline, comincia a venire messo in discussione: quando io mi sconnetto la vita online tra le persone continua. In rete rimane presente una mia identità che non si sconnette insieme a me ma rimane in quel nuovo spazio e tutte le volte che io mi connetto la posso ritrovare. Il passo successivo, lo si intravede bene, è relativo alla non distinzione tra ciò che è online e ciò che offline. Se esiste una mia identità sempre online, è possibile, schiacciando il tasto logoff, pensare di staccare quella mia identità che si esprime in vari social network con la mia identità che si manifesta nel rapporto con le persone? Sempre di più diventa difficile distinguere tra il mondo online e quello offline, a maggior ragione in virtù dei nuovi dispositivi tecnologici che ci permettono di portare avanti le nostre attività online ovunque noi siamo e in tempo reale: non abbiamo più bisogno di una sedia ed un computer.

CUn terzo passaggio è quello relativo all’impiego sempre maggiore dei dispositivi connessi tramite cloud. Non è un passaggio di poco conto e apre ad ulteriori considerazioni nel futuro prossimo. Il passaggio di tutti i dati all’interno della nuvola elimina completamente l’idea che internet, per funzionare, necessiti di un supporto fisico. Non è più un computer che archivia i miei dati, ma sono i miei dati che hanno vita all’interno della rete al punto da trovarsi sempre lì. Le implicazioni di questo passaggio sono importanti perché portano a pensare che la rete viva di vita autonoma e che non sia più possibile staccarsi da essa. L’informazione si stacca dal supporto fisico ed è questo il motivo che porta Luciano Floridi a dire che stiamo passando da una società materialistica ad una informazionale, dove gli oggetti assumono valore non tanto per il loro valore fisico quanto informazionale.

DInfine, l’ultimo passaggio che è necessario fare, è relativo al futuro prossimo. Lo sviluppo del web 2.0 sarà quello della realtà aumentata, dell’internet of things. Cosa significa questo? Dotati di piccoli processori e di una connessione, tutti gli oggetti potranno inviare informazioni all’interno della rete. Ci sono già esperienze di questo tipo, ad esempio alcune nike sono già in grado di mandare informazioni sulla strada percorsa o sull’usura della suola. Gli oggetti, i nostri oggetti, manderanno informazioni sul loro stato indipendentemente dalla nostra volontà o meno. Di conseguenza noi potremo interagire con loro e loro con noi perché, almeno nella nuvola, parleremo la stessa lingua.

Riprendo Luciano Floridi, da cui ho preso anche la metafora iniziale, per dire che la distinzione tra il qui analogico e il là digitale sta diventando sempre più impercettibile in entrambe le direzioni: il digitale si diffonde nell’analogico confondendosi con esso. La rivoluzione dell’informazione, dunque, sta sia cambiando il nostro mondo sia inventando nuovi spazi da abitare e sarà sempre più difficile distinguere tra il mondo online e quello offline.

Schiacciare il tasto logoff, pertanto, non garantirà più la sospensione o l’interruzione delle nostre attività. Ecco perchè è necessario occuparsi delle radici.

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