Alberto Rossetti

La non neutralità della rete

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neutralità della reteOgni volta che la rete viene utilizzata in maniera inopportuna c’è qualcuno che si affretta a dare la responsabilità per l’azione compiuta solo a chi ha commesso il fatto. Solitamente sono quelle persone che parlano dell’importanza di difendere la libertà di internet. Ogni volta che una nuova applicazione entra nel mercato c’è qualcuno che si affretta a descrivere tutti gli aspetti positivi di quella app. Solitamente sono quelle persone che vedono il progresso nell’innovazione tecnologica a prescindere dalla direzione in cui l’innovazione ci porterà. C’è un errore di fondo in queste due posizioni: considerare internet come un mezzo o come un oggetto.

Prendiamo un caso nello specifico. Quando c’è stata la polemica legata al social network Ask.fm, mi è capitato di leggere alcuni post in cui si paragonava un social network ad una scuola, ad un muro, ad una macchina. In tutti e tre i casi la tesi era univoca: non si chiude una scuola perché ci sono stati episodi di bullismo, non si abbatte un muro perché qualcuno ci ha scritto sopra degli insulti, non si ritirano le macchine dalla circolazione perché c’è chi guida in maniera pericolosa. Dunque, non si chiude un social network perché qualcuno lo ha usato in maniera sbagliata. Se internet fosse puramente un mezzo le persone che sostengono queste tesi avrebbero certamente ragione, ma il problema è che non possiamo limitarci a pensarla in questo modo.

Ogni nuova tecnologia provoca dei cambiamenti nel modo di vivere delle persone a prescindere dall’uso che ciascuno deciderà di farne. All’interno di quella che si sta sempre più definendo come società informazionale (Luciano Floridi, La rivoluzione dell’informazione), inoltre, il peso delle informazioni e di come verranno organizzate e gestite è fondamentale per poter comprendere quale direzione potrà prendere la nostra società. Soprattutto, dietro ad ogni evoluzione tecnologica, ci sono delle persone che progettano, che pensano, che studiano. Questa è anche la nostra fortuna, ovvero il poter essere tranquilli che, almeno per il momento, dietro alla tecnologia ci sono degli esseri umani e non altre tecnologie che progettano al posto nostro. Se una tecnologia, a prescindere dall’utilizzo che ne facciamo, cambia il nostro modo di vivere, possiamo ancora pensare di definirla neutrale? Ci sono infatti, non solo a mio parere, alcuni elementi della rete che stanno modificando i nostri comportamenti, come ad esempio l’anonimato e l’assenza del corpo. Probabilmente fra qualche anno ci abitueremo a vivere in certi ambienti in assenza del corpo, ma non possiamo non accorgerci che tutto questo sta rappresentando oggi una grossa novità che ci sta richiedendo una forte riorganizzazione. Inoltre, il fatto che la tecnologia stia sempre di più prendendo una vita propria, ci impone una riflessione etica ancora maggiore su quale tipo di società vogliamo costruire e quale no. Mi piace pensare che dietro ad ogni innovazione ci sia sempre un essere umano e ancora di più che quell’essere umano si metta a disposizione della collettività andando a costruire ciò di cui noi abbiamo bisogno. Oggi, spesso, accade il contrario: la tecnologia procede e noi ci adattiamo ad essa scoprendone aspetti positivi e negativi solo in un secondo momento. Nessuno ha delle risposte in questo campo, me ne rendo conto, ma quello che ritengo sia necessario chiedere è una maggiore riflessione etica da parte di tutti.

Alla domanda se la rete è neutrale oppure no, pertanto, rispondo che non lo è assolutamente. Questo non deve far spaventare ma al contrario investire tutti di una maggiore responsabilità. Sostenere la neutralità della rete, invece, rischia di produrre l’effetto opposto: una società che si muove sbandando dietro le sue innovazioni.

In conclusione di questo post, pubblico una pubblicità che trovo molto divertente e che gioca proprio su questi temi: se non apriamo gli occhi non ci accorgiamo del fatto che dietro alla rete c’è sempre l’essere umano, il quale, per definizione, non può essere neutrale.

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Autore: albertorossetti

Psicologo e Psicoterapeuta

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