Database, big data, open data…diventeremo imbecilli?

Big_dataDati, dati e ancora dati. Si raccolgono tutti i tipi di dati: quelli che registrano i comportamenti e le abitudini delle persone, quelli che analizzano le spese di un’amministrazione, quelli che raccontano particolari fenomeni,… A rendere possibile questa raccolta di dati è  certamente il digitale che, non é un caso, deriva dal latino digitus, dito, ovvero il primo strumento utilizzato dall’uomo per contare, poi ripreso dall’inglese digit, cifra. Se una tendenza dell’uomo è sempre stata quella di controllare e memorizzare, grazie alle tecnologie digitale questo compito diventa più accessibile e di facile utilizzo, pur lasciando aperte numerose questioni. L’accesso diretto ai dati da parte di ogni singolo soggetto cosa comporta? In maniera provocatoria rispondo con le parole di Karl Kraus, riprese da Jonathan Franzen in un articolo di recente pubblicazione:

“Credetemi, voi che indossate colori vivaci: in culture nelle quali ogni imbecille possiede un’individualità, l’individualità rimbecillisce” (Karl Kraus, citazione da parte di Jonathan Franzen)

La questione è complessa e può essere utile parlare del ruolo giocato dal virtuale nei processi identificativi dell’uomo moderno, per provare a dire qualcosa su come Internet stia contribuendo a cambiare il concetto di identificazione. Hiltebrand, psicoanalista francese, osserva che oggi siamo di fronte da un lato allo sviluppo dell’individualismo, dall’altro alla deistituzionalizzazione dello Stato, della Chiesa, dei partiti politici, della scuola e della famiglia. A fronte del declino di queste istituzioni si afferma la cultura dell’autonomia individualista, termine – autonomia – di cui Hiltebrand sottolinea che la radice è auto –nomos, ovvero darsi la propria legge: “Questo doppio movimento fa sì che l’individuo sia in qualche modo sprovvisto, individualmente e socialmente, delle regole di condotta tradizionali e quindi sia più esposto ai fenomeni di identificazione”. Uno dei tratti fondamentali dell’individualismo è rappresentato dalla rottura e dalla posizione di rifiuto nei confronti del discorso dell’Altro e del contenuto di desiderio che è presente in questo discorso dell’Altro, con la conseguenza che si alimenta l’illusione che l’individuo possa costruirsi da solo, secondo le proprie regole. L’identificazione appare pertanto come una compensazione al deficit di declino delle istituzioni. Hiltebrand parla in particolare del declino dello Stato-nazione che aveva la capacità simbolica di legare tutti insieme, poiché era “un principio di collettività universale per tutti i membri della nazione”: il suo declino abbandona ciascuno nella ricerca della propria identità o di una piccola identità locale. Ciò che si constata è perciò una “ricerca di identità individuale perché il soggetto, l’individuo è obbligato a un relazione di appartenenza”. La conseguenza di questo discorso è l’aumento di una domanda di riconoscimento, che occupa di fatto tutte le aree sociali. Il risultato è che ci si è venuti a trovare di fronte ad un paradosso: “bisogna riconoscere ognuno nella sua singolarità”.

Quale può essere il ruolo giocato da internet all’interno di questo processo? In qualche modo vi partecipa. Del resto l’immagine principale che si utilizza per parlare di Internet è quella della rete in cui se è vero che ogni punto ha apparentemente lo stesso valore di un altro punto, è altrettanto vero che quello stesso punto cade se non è in connessione con altri punti: la ricerca di autonomia e la necessità di riconoscimento restano fortemente legati. La rete, inoltre, non si costituisce a partire dalla verticalità ma dall’orizzontalità, spostando in questo modo anche il posto del sapere: a chi è supposto il sapere? All’interno della rete più si è riconosciuti più si acquisisce valore e risulta evidente la fragilità e l’instabilità di questo discorso: qualunque punto, se riconosciuto, può diventare l’uno che ha valore. Siamo passati pertanto da un sistema gerarchico e verticale ad uno orizzontale e apparentemente paritario. Non sfugga la parola apparentemente, perché anche all’interno della rete esiste una certa gerarchia, costruita ad esempio a partire dagli aspetti mediatici. Se un personaggio dello spettacolo apre un account su twitter nel giro di poche ore raggiungerà molte più connessioni di una persona qualunque che si affaccia per la prima volta in rete.

Dove questo nuovo sistema orizzontale ci porterà nessuno può saperlo ma è importante accorgersi delle differenze e dei cambiamenti a cui la nostra società sta andando incontro. La rete ci sta cambiando e, per non diventare imbecilli, rischio reale, è necessario continuare a cercare nuovi modi per poterla vivere e per poterla controllare.

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Bibliografia

Jean-Paul Hiltebrand, Transfert, oggetto a, identificazione – concetti fondamentali della psicoanalisi, et al edizioni, 2013

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