Sono un hikikomori italiano?

Hikikomori_by_UsotsukiGiovani, intelligenti, sensibili. Eppure decidono di chiudersi, di isolarsi dalla realtà, di abbassare le persiane e chiudere la porta per non fare più entrare niente e nessuno. Ma è davvero così? La loro è una protesta silenziosa nei confronti della società, la resa di chi, nonostante la giovane età, non riesce a trovare il suo posto. Se inizialmente si parlava di Hikikomori (formato da hikiku, tirare e komoru, ritirarsi,  e ha il significato di tirarsi fuori, isolarsi, escludersi) solo in Giappone, oggi si comincia ad osservare che fenomeni simili, pur con le dovute differenze, sono presenti anche in Occidente. La caratteristica principale di un hikikomori è la decisione di chiudersi all’interno delle mura domestiche, abbandonando la scuola, i pochi amici, gli interessi. Alcuni rimangono chiusi nella propria camera anche per 15/20 anni, limitando al massimo le uscite e gli incontri con le altre persone. Spesso vivono la notte per poter sfuggire gli sguardi e riposano durante il giorno, con serrande abbassate e scotch per evitare che passino luci e rumori. I genitori, accusati con troppa facilità per la situazione dei figli, si ritrovano impotenti di fronte a chi decide di chiudere con il mondo, rifiutando ogni forma di parola anche con loro. In Italia non si ha una stima di quanto sia diffuso questo fenomeno e spesso si tende a sovrapporlo alle dipendenze da internet, sostenendo che il motivo della reclusione è un eccessivo attaccamento alla rete e ai giochi online. Molti ragazzi, effettivamente, passano molte delle ore in cui sono svegli di fronte a dispositivi tecnologici giocando, programmando, guardando serie tv, chattando con persone dall’altra parte del mondo. Lo stare in rete, però, sembrerebbe una conseguenza della reclusione più che la causa. Inoltre, grazie a internet molti di questi ragazzi continuano a mantenere dei contatti con il mondo esterno, evitando di perdere il controllo e trovando una valvola di sfogo. Questa realtà virtuale nella quale possono soggiornare senza un corpo, però, rischia di diventare col passare del tempo sempre più allettante rendendo ancora più complicato il rientro in quella vita concreta fatta di relazioni e di incontri. Internet diventa così la finestra sul mondo, attraverso la quale osservare, confrontarsi, cercare altre persone che si trovano a vivere in situazioni simili ma spesso non offre una vera possibilità di uscita. Staccare la connessione ad internet ad un ragazzo recluso nella sua stanza sperando che in questo modo torni ad uscire può diventare un’operazione piuttosto violenta e creare situazioni di forte aggressività e rabbia, perchè quel ragazzo vede nella rete l’unica possibilità per continuare a tenere un collegamento con l’esterno. Un po’ come togliere le rotelle alla bicicletta di un bambino all’improvviso, scocciati perchè non riesce ad andare in bici senza l’aiuto delle rotelle come fanno tutti gli altri alla sua età. Certo, non si può neanche restare in silenzio per troppo tempo, diventando complici della reclusione scelta dal ragazzo. E allora come fare? Chi si trova a vivere come un hikikomori si rende conto della sua situazione molto di più di quanto possiamo immaginare e pertanto solamente avvicinandosi a loro con molto tatto è possibile riaprire uno spazio di dialogo e confronto. I genitori non sempre possono farcela da soli, anche loro hanno bisogno di un supporto, di un aiuto nel riuscire a vedere in quel ragazzo che non esce mai di casa loro figlio e non un estraneo. Possibilità per smettere di essere un hikikomori ne esistono, l’auto reclusione per fortuna non è un ergastolo. 

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4 Replies to “Sono un hikikomori italiano?”

  1. Gentile dottore Alberto Rossetti
    sono uno studente fuorisede all’Universita di Trento. Oramai da 5 mesi vivo recluso nella camera del mio studentato. Sono un hikikomori. Rifiuto la societa rifiuto di vedere le altre persone ho enormi difficolta a parlare con le altre persone. Mi sento sempre attaccato e giudicato. Spesso digiuno pur di evitare di affrontare le altre persone. Vivo tra il mio letto ed il mio bagno attaccato allo schermo del computer. Le giornate le ore non hanno senso per me. Sono gia in cura da uno psicologo. E da un Centro di Salute Mentale con uno psichiatra. Dove prendo psicofarmaci antidepressivi via flebo da 7 giorni Citroplam. Il problema e’ che fuori dalla visita dallo psicologo e dal centro di salure mentale io non vivo. Non faccio niente. Non chatto, non gioco ai videogiochi, non faccio sport, non incontro persone. Le mie giornate sono vuote tristi ed uguali. spesso mi rifiuto di mangiare e di bere. Ogni gesto mi costa fatica ed ogni volta che mi confronto con le altre persone mi sento sempre piu stupido ed alieno dal mondo e la mia voglia di scappare via aumanenta. Ho vissuto per piu di 6 mesi chiuso in camera l’anno scorso. I miei genitori non sanno piu cosa fare con me. Le mie sorelle non mi parlano. Io mi sento sempre piu un fallito asociale inutile stupido. Ho bisogno di aiuto da solo non ne esco. Che lei sappia esistano comunita’ di recupero per autoreclusi hikikomori come me? Possibilmemte gratuite? Dimenticavo per lo psicologo ho un disturbo depressivo per lo psichiatra un disturbo bipolare. Ho un bisogno disperato di incontrare altri ragazzi / persone come me per sentirmi.meno solo e stupido. Vorrei anche essere aiutato a stare in societa’. Imparare a vivere come una persona normale che si sveglia mangia studia lavora riposa si diverre ogni giorno senza fermarsi

      1. sarei interessata anch’io a sapere se c’è qualche centro di recupero o di supporto. Stessa situazione con mio figlio di 19 anni. Noi siamo di Genova.

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