Alberto Rossetti

Più iPad e meno giardini pubblici

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good bye leninSe avete visto Good Bye Lenin, vi ricorderete qual è la prima attività che il protagonista principale del film Alex, proveniente da Berlino Est, compie una volta caduto il muro di Berlino. Con la sua moto supera legalmente la frontiera sotto “il vigile sguardo dei compagni incaricati di proteggere la virtù di questo glorioso popolo di operai contadini” e si reca a vivere “le prime esperienze culturali in quella terra inesplorata”, ovvero la visione di filmati pornografici. Del resto, nella Germania Est, i politici si erano ben presto accorti che la popolazione che aveva modo di collegarsi alla televisione dell’Ovest, era politicamente meno impegnata di chi doveva subirsi i programmi politicizzati del regime. Questo perché le persone, nonostante potessero guardare i programmi dell’Ovest per sviluppare una cultura critica, seguivano soprattutto programmi di intrattenimento, come Dallas o Dynasty. Non censurare può dunque avere per un governo “maggiori benefici” della censura. Come si legge nel libro di Evgeny Morozov, L’ingenuità della rete, Holger Lutz Kern e Jens Hainmueller, studiosi della Germania dell’Est, hanno scoperto che i giovani che guardavano i programmi occidentali erano più soddisfatti del regime, mentre quelli che non potevano guardarli erano molto più politicizzati, più critici verso il regime e soprattutto era più facile che chiedessero un visto per l’uscita. Abbastanza paradossale a ben pensarci, ma ben comprensibile se si pensa all’essere umano: quanto più si è appagati tanto più si è invogliati a non modificare le situazioni.

Ho preso la questione facendo un giro largo ma arrivo subito al punto. Qualche giorno fa, discutendo durante una riunione del funzionamento del virtuale e di come Internet stia modificando il nostro modo di vivere in maniera radicale, ho pensato a questo slogan da campagna elettorale: “Più iPad e meno giardini pubblici (tanto non servono più)”. Se il mondo digitale ci permette di fare economia, di tempo, di parole e di denaro, potrà anche condurci a fare un economia dei luoghi di intrattenimento pubblici? I bambini che giocano sempre di più con un iPad avranno ancora voglia di andare a sporcarsi le mani e le scarpe ai giardinetti insieme ad altri bambini? E soprattutto ne avranno voglia i loro genitori di accompagnarli? Perché una App è infinitamente più perfetta e allettante di un gioco fatto di imprevedibilità, contatto, incontro e scontro. In questo modo non si rischia però di appagare in maniera esagerata i bambini? Se così fosse per la nostra società sarebbe un bel risparmio ma anche un bel guaio. Basterebbe dotare tutti di un iPad o del dispositivo tecnologico più moderno per poter soddisfare tutti i bisogni. Non più parchi, magari non più scuole, non più luoghi di incontri. E’ uno scenario esagerato, me ne rendo conto, ma può essere una deriva se non si tiene alta la tensione su questi argomenti. Ancora  Morozov, nel suo libro L’ingenuità della rete, sostiene che Internet ci ha dato l’illusione di avere creato una nuova generazione di “ribelli digitali” mentre è sempre più chiaro che siamo di fronte a “prigionieri digitali”, che sanno consolarsi online, qualunque sia la situazione politica o sociale. Quello di cui sto parlando è molto più vicino di quanto si potrebbe immaginare. Pensate ad esempio a quando ad un bambino viene dato l’iPad per farlo stare in silenzio durante una cena ad un ristorante. Il risultato è garantito e quella serata, per quel bambino, si trasformerà da una serata spiacevole ad una piacevole, grazie allo speciale intrattenimento non dei suoi genitori ma di personaggi fantastici. Capita di non accorgersi di queste situazioni, di darle per scontate, ma è proprio quello che non bisogna fare. Internet ha infinite possibilità ma non per questo deve occupare tutte le nostre attività, altrimenti il rischio di diventare prigionieri digitali aumenta: persone libere di connettersi in rete ma non in grado di agire in maniera significativa nella propria vita.

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Autore: albertorossetti

Psicologo e Psicoterapeuta

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