App per bambini: c’è posto per il corpo?

App per bambini“Voglio giocare con la signora…”. A dirlo è un bambino di due anni, che nel giro di qualche minuto (secondo?), ha intuito il funzionamento dell’Ipad e dell’app di Toca Boca, Hair Salon. In questo gioco si diventa parrucchieri e con l’aiuto delle proprie dita è possibile tagliare i capelli a diversi personaggi, colorarglieli, lavarglieli…mentre vengono svolte tutte queste operazioni il personaggio emette buffi versi di approvazione o di perplessità, facendo sorridere chi sta sperimentando i tagli più assurdi. Perdonatemi il parallelismo, ma la genialità di questo gioco è l’essere riusciti a prendere un gioco che i bambini adorano fare ma che spesso non possono fare, ovvero tagliare i capelli alle barbie o, peggio, a se stessi o agli amici, e renderlo senza limiti. Con la differenza che in questo gioco il personaggio non solo interagisce, cosa che una barbie non può fare, ma soprattutto si lascia fare di tutto, cosa che un altro essere umano non farebbe. E se per caso scappa la forbice sulla faccia del malcapitato personaggio? Emette un verso ma poi torna a sorridere, facendo scoppiare in una risata il bambino-parrucchiere. La potenzialità del digitale si rinchiude in questo gioco: riprodurre in una realtà altra, virtuale, ciò che si vorrebbe fare ma che non si può fare nella realtà che possiamo provare a definire concreta. A rendere possibile tutto questo è l’assenza del corpo che, rimanendo fuori dal digitale, non costituisce più un limite per l’essere umano. Con questa assenza, però, bisogna fare i conti e non darla semplicemente per scontata, perché ha degli effetti nella costituzione dell’identità. Per questo sostengo che sia sempre più necessario trovare modalità educative che educhino sì al digitale, ma sempre facendo sentire la presenza del corpo, perché l’educazione digitale non per forza deve passare da altro digitale. Un’altra app che ho avuto modo di provare, Monsters di Curious Hat, prova proprio a fare questo, cercando un’interazione tra digitale e corpo. In questa app il bambino, per colorare delle immagini, non può usare le sue dita trasformate in pennarelli, ma deve andare in giro per casa a cercare e fotografare oggetti colorati con i quali colorerà il disegno. Una buona interazione che permette di stare nel digitale avendo occhi per ciò che si trova nell’ambiente reale.

Il corpo, per ora grande escluso, deve trovare più posto nel digitale, anche se mi rendo conto che questo sia paradossale. Se però non passiamo per questa strada rischiamo di continuare a parlare in maniera ripetitiva di come alcuni ragazzi usino la rete senza darsi dei limiti arrivando anche a forme di aggressività e autolesionismo o di come la sessualità venga esibita, erotizzata, messa in mostra in assoluta libertà.

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