Ask.fm: il gioco dell’obbligo-verità diventa digitale e si trasforma in un social network

AskFai una domanda e ottieni una risposta. Qualsiasi tipo di domanda va bene, anche perché la domanda la puoi fare senza essere registrato e sotto la protezione dell’anonimato. Questo è, in poche parole, Ask.fm, il social network che sta richiamando un numero sempre maggiore di adolescenti. Ultimamente alcuni fatti di cronaca, come il suicidio di Hannah Smith, ragazza inglese di 14 anni, o la rissa avvenuta a Bologna tra la “Bolo-bene” e la “Bolo-feccia”, hanno fatto accendere i riflettori su questo social network: possibile che sia la causa di questi fatti di cronaca? Nel caso della ragazza inglese, poco prima del suicidio le erano stati indirizzati numerosi insulti sulla sua bacheca di Ask, così come la rissa scatenata a Bologna pare sia stata architettata proprio su questo social network.

Analizzando il funzionamento di Ask e leggendo un po’ di bacheche di alcuni ragazzi (accessibili a chiunque senza bisogno di alcuna registrazione) ho avuto immediatamente la sensazione di trovarmi di fronte al gioco dei bambini dell’obbligo-verità. In questo gioco, ancora molto di moda, si deve dire se si vuole rispondere ad un obbligo o ad una verità: nel primo caso si viene “obbligati” a compiere delle azioni ideate dagli altri partecipanti al gioco, nel secondo viene chiesto di rispondere in maniera sincera ad una domanda. Se avete mai giocato o assistito a questo gioco vi sarete resi conto di due cose: 1. i bambini che devono ideare l’obbligo o la verità fanno di tutto per mettere in difficoltà/imbarazzo il compagno di gioco; 2. il contenuto di questo gioco, già in bambini di 10 anni, si affaccia nella sfera sessuale. “Dai un bacio sulla bocca a…” oppure “Chi ti piace di più tra…e…” o ancora “alzati e vai a dire a …che è un …”. Se avete presente questo gioco non sarà difficile capire come funziona Ask. L’ideatore di questo social network con sede in Lituania, non ha fatto altro che prendere un gioco che fanno i bambini, renderlo digitale e metterlo in rete. Risultato: milioni di utenti in poco tempo. Il gioco dei bambini che gli adolescenti non fanno più, se messo in rete e coperto dall’anonimato, torna ad essere uno dei giochi preferiti. Ci sono però alcune differenze che rendono questo “nuovo gioco” molto diverso da quello che fanno i bambini.

  1. L’anonimato. Nel gioco che fanno i bambini, il corpo è presente, reale, tangibile. Questo significa che nonostante il desiderio sia quello di mettere in difficoltà l’altro, vederne l’imbarazzo, misurarne la vergogna, non ci si spingerà mai troppo oltre i limiti posti dall’educazione e dal pudore. Il corpo segna un punto di arresto, un confine che non si può superare. In rete questo non avviene. Su Ask, in più, si può restare anche anonimi, ovvero senza un nome oltre che senza un corpo. Il risultato è che non c’è più nulla che tiene e che pone un limite, per di più in un periodo, quello dell’adolescenza, in cui la sfida verso il superamento del limite rappresenta un compito evolutivo.
  2. La sessualità. Dai uno strumento come Ask in mano a degli adolescenti e di’ loro che possono restare anonimi e chiedere quello che vogliono ad altre persone. Nel giro di poco tempo le domande verteranno su aspetti legati alla sessualità, perché è di questo che un ragazzo vuole parlare, essendo curioso e bisognoso di scoprire la propria identità nel confronto con le altre persone. In tutti i profili che ho guardato su Ask, ad un certo punto, comparivano domande più o meno a sfondo sessuale. L’aspetto problematico è che, ancora una volta, la copertura dell’anonimato può spingere queste domande ben oltre il punto in cui si sarebbero arrestate nel rapporto “reale” tra due persone.
  3. Il bullismo. Una volta dato in mano Ask agli adolescenti si scoprirà che se nel confronto con l’altro sesso c’è la voglia di scoprire, sperimentare, osare, nel rapporto con persone del proprio sesso emergerà il confronto e il paragone: “chi è più bello tra…e…” è una domanda molto presente su Ask. Inoltre, come si ricorderà, nel gioco dell’obbligo-verità è presente quel desiderio di mettere in difficoltà l’altro, di vedere fino a che punto si spingerà: lo stesso accade su Ask, con la differenza che non vedendo le reazioni dell’altro ed essendo nel campo dell’anonimato è molto facile superare il limite, scrivere cose che vis a vis non si sarebbero mai dette.
  4. L’esibizionismo: a differenza del gioco dei bambini, su Ask si ha la possibilità di aumentare di credibilità, di essere posto in cima alla classifica delle preferenze. Meglio si risponde e più altri utenti metteranno un segno del proprio piacere sulla risposta data. Non ci vuole molto tempo per capire che le risposte che più piacciono sono quelle che più provocano la sfera sessuale.

 

Dunque come ci si deve comportare di fronte ad un fenomeno come questo? La preoccupazione di un genitore che scopre che suo figlio utilizza Ask è corretta? Subito riprende il dibattito tra chi dice che è solo uno strumento e che la sua bontà o meno dipende dall’uso che ne facciamo e chi dice che lo strumento è pericoloso e che sarebbe da chiudere o boicottare (tra questi anche il premier inglese Cameron). Io parto col dire che oggi è Ask, domani sarà un altro social network: chiuderlo non risolverebbe alcun problema. Allo stesso modo penso che dobbiamo smetterla di pensare di essere di fronte a strumenti neutri. La rivoluzione digitale continua ad immettere nel mercato dispositivi che modificano il nostro modo di vivere, i nostri comportamenti ed abitudini, la nostra economia psichica: dunque non sono del tutto neutri. Certamente è importante l’uso che ne facciamo ma credo non si debba sposare la causa della neutralità perché altrimenti rischieremmo di rimanere accecati dalle caratteristiche degli strumenti: alcuni sono migliori di altri, non tutti sono uguali. Se mettiamo un gioco pericoloso nelle mani di un adolescente possiamo augurarci che ne faccia un buon uso ma non ci stupiremo se lo utilizzerà anche sperimentando il suo versante più rischioso.

Una buona educazione al digitale è sempre più necessaria, a casa come a scuola. Occorre aiutare i ragazzi a fermarsi e ad interrogarsi su questi dispositivi, sull’uso che ne fanno e sul posto che occupano nella loro vita senza mai scordarsi che alla base di tutte queste situazioni troviamo la relazione. Forse, accecati dalla potenza e dalle possibilità del digitale, anche noi esperti del settore ed adulti non riusciamo più a guardare cosa ci sta sotto?

Se ti interessa questo argomento leggi anche:

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