Alberto Rossetti

Le app per bambini fanno bene?

1 Commento

App per bambiniiDa quando ho cominciato ad occuparmi di dipendenze da internet ed educazione digitale sono entrato, non senza stupore, nel mondo delle app per bambini. Inutile dire che il primo approccio è stato negativo: non fanno bene. Punto. La visione di alcuni bambini ipnotizzati da tablet e smartphone, poi, non ha fatto altro che confermare la mia ipotesi. Per fortuna la voglia di capire e di interrogarmi mi ha fatto muovere da questa prima presa di posizione. Sul numero di Internazionale 995, del 12 Aprile 2013, c’è un bellissimo articolo di Hanna Rosin dal titolo “Generazione Touchscreen”. Ad un certo punto la giornalista fa notare che probabilmente il motivo per cui molte applicazioni per bambini sono classificate come “educative” e non semplicemente come “giochi” rappresenti un modo per far sentire meno in colpa i genitori nel fare usare queste app ai propri bambini. “Se è educativa non farà male” potrebbe dire qualcuno; “potrebbe sviluppare maggiormente la sua creatività” risponderebbe qualcun altro. Il punto toccato da Hanna Rosin sembrerebbe essere questo: il puro gioco digitale fa male, il gioco educativo può far bene. Nulla da dire, ci sono effettivamente dei giochi che sembrano avere una valenza maggiormente educativa di altri, ma non credo che possa essere questa la questione su cui fermarsi. L’innovazione digitale, oggi, continua a proporre nuovi modi per stare connessi, nuovi strumenti di comunicazione, nuove opportunità di lavoro. Ogni nuovo dispositivo tecnologico immesso sul mercato può far cambiare le nostre abitudini e i nostri modi di incontrare gli altri con grande velocità. Innovare, però, non significa per forza lasciare indietro il vecchio, soprattutto quando il vecchio è rappresentato da alcuni aspetti dell’essere umano che non possono e non devono essere lasciati indietro. Ad esempio la relazione tra due persone in carne ed ossa, in cui il corpo è presente, non può essere delegata esclusivamente al virtuale e nessun social network, anche il più innovativo, potrà mai escluderla o sostituirla. Lo stesso vale per l’educazione. Un padre ed una madre non potranno mai essere sostituiti da un’ottima applicazione. La voce, il contatto, l’affetto sono tutti aspetti della relazione educativa insostituibili. Benissimo che un ippopotamo parlante insegni al proprio figlio l’alfabeto, ma questo non significa che un genitore non possa fare lo stesso, spendere del tempo con il proprio bambino, giocare con lui, inventarsi dei modi per sorprenderlo. Un buon modo per usare queste app, ad esempio, può essere quello di usarle insieme, magari regolandone il tempo in modo tale che i dispositivi digitali lascino lo spazio anche ad altri giochi, in cui è presente il corpo, il tatto, lo scambio. Le app, dunque, non devono essere slegate dalla relazione educativa altrimenti il loro effetto potrebbe risultare negativo.

Occorre dire qualche cosa anche sulla dipendenza che alcuni di questi giochi possono sviluppare nei bambini. Davvero questi giochi possono provocare dipendenza? La risposta è sì. A tale proposito nell’articolo che ho pubblicato per la rivista Giovani Genitori sul numero di Settembre scrivo che ci sono“alcune caratteristiche che rendono particolarmente attraenti i dispositivi digitali. Sono l’accessibilità, ovvero la facilità con cui si accede alle diverse attività, e l’eccitabilità, cioè l’essere strumenti capaci di suscitare emozioni”.  Per questo motivo bisogna insegnare ai bambini il modo giusto di utilizzarle. Rifiutare questi giochi, però, non serve a mettere il figlio al riparo da pericoli futuri. Prima o poi utilizzerà strumenti digitali, anche solo per studiare o per lavorare, e quanto più sarà stato educato ad utilizzarli bene tanto più sarà capace a mettersi dei limiti. Pensare che i propri figli non avranno mai a che fare con tablet o smartphone è un po’ come credere che siccome la macchina è pericolosa non ci saliranno mai sopra fino a quando non saranno capaci di limitare i rischi. Meglio, a parere mio, affiancare questi giochi digitali ad altri tipi di attività, insegnando ai figli l’importanza di procrastinare un bisogno e di sopportare di stare nell’attesa senza per forza doverla riempire con qualche tipo di attività digitale. Su quest’ultimo punto, se ci pensiamo bene, a fare più fatica sono proprio gli adulti.

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Autore: albertorossetti

Psicologo e Psicoterapeuta

One thought on “Le app per bambini fanno bene?

  1. Dopo la scoperta di questa app i miei bambini non hanno occhi che per Contabosco. Appplicazione carina ed educativa che consiglio a tutti i genitori. Se non l’avete già scaricata vi suggerisco il link dove trovarla: http://littlesmilingminds.com/giochi

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