La rivoluzione digitale rivoluziona la clinica?

Perchè si parla di rivoluzione digitale? Perchè non limitarsi semplicemente a dire che il digitale ha portato qualche cambiamento nel nostro modo di vivere? Io credo che la rivoluzione digitale sia tale in quanto offre all’essere umano la possibilità di creare qualche cosa che non esiste in natura. Questo significa che se prima con una macchina fotografica potevamo riprodurre solamente immagini prese dall’ambiente reale, oggi è possibile produrre delle immagini anche senza il supporto della realtà. Mi pare un cambiamento enorme che apre alla possibilità di creazione di ciò che non c’è, introducendo anche nella nostra clinica nuove questioni delle quali è necessario tenere conto. Non possiamo infatti limitarci a parlare di nuove dipendenze continuando a inquadrarle all’interno della vecchia clinica; prima di tutto dobbiamo mettere a fuoco alcuni aspetti del digitale che ampliano l’esperienza di vita dell’essere umano.

Parto da google. Non è un caso che i famosi occhiali che l’azienda americana sta mettendo in circolazione, i google glass, vengano anche chiamati sul loro sito occhiali a realtà aumentata:

“Per realtà aumentata si intende la percezione sensoriale umana arricchita da informazioni, di solito manipolate attraverso la tecnologia elettronica, che non sono normalmente percepibili attraverso i soli cinque sensi.”

Sul numero di Giugno di Wired, rivista che ha seguito la rivoluzione digitale fin dal 1993, ho trovato un interessante articolo in cui si parla dei cambiamenti che negli anni 80 hanno posto le basi allo sviluppo di internet e della realtà che stiamo oggi vivendo. Bisogna partire da lì per comprendere qualche cosa in più e per accorgersi che quello che è avvenuto è un cambio di prospettiva radicale. Per Matteo Bordone, autore dell’articolo, i passaggi che hanno posto le basi allo sviluppo digitale sono stati:

-la televisione che trasmette un evento seguendolo in diretta 24 ore su 24…da quel momento l’informazione c’è sempre ed è l’uomo a scegliere se seguirla oppure no.

-la registrazione…l’uomo non si limita più solo a guardare qualche cosa fatta altri, ma può possederla, duplicarla, farne quello che crede.

-il walkman…le persone possono andare in giro e ascoltare la loro musica senza dover chiedere niente a nessuno; c’è un intimità con quello che si ascolta e non è necessaria la condivisione con altre persone.

Se queste sono le basi possiamo meglio comprendere come funziona la rete oggi. Il digitale introduce qualche cosa di nuovo nella vita delle nostra società e tutto questo ha un effetto sullo sviluppo psichico e sulle relazioni delle persone. Proverò, attraverso alcuni esempi, ad evidenziare alcune di queste novità che possono aiutarci a capire qualche cosa di più sui cambiamenti a cui stiamo andando incontro.

Morozov, nel libro L’ingenuità della rete (Codice Edizioni), parla di un gruppo nazionalista razzista russo che ha inventato un gioco in cui lo scopo è attaccare lavoratori immigrati, filmare gli attacchi e postarli su youtube. Chi compie attacchi migliori vince un premio; in questo modo il gruppo è cresciuto e ha acquisito popolarità. Non si può certo dire che chi gioca a questo gioco è diventato razzista a causa di questo gioco e neanche che chi gioca sia per forza razzista. Ma è proprio questo il punto che voglio toccare. Attraverso internet si è potuto mettere in scena qualche cosa che ha a che fare con il razzismo ma non si può sostenere che le persone siano razziste.

Un altro aspetto è relativo alla possibilità di deformazione di un’informazione. Nel 1989, ad Amsterdam, alcuni dei principali esponenti delle diverse comunità digitali mondiali diedero vita al Galactic Hacker Party. Al termine di questo evento fu adottata una dichiarazione dei principi sul trattamento dell’informazione: “Ogni informazione è al contempo deformazione. Il diritto all’informazione è al contempo inseparabilmente legato al diritto della deformazione, che appartiene a tutto il mondo. Più si produce informazione e più si crea un caos di informazione sfociante sempre più in rumore. La distruzione dell’informazione, come del resto la sua produzione, è il diritto inalienabile di ognuno.” In effetti, se l’informazione è formata da una sequenza di cifre binarie, si può pensare di modificarla senza problemi. Tutto questo ricorda molto il gioco del telefono senza fili, in cui nel passaggio dell’informazione da bocca a bocca ogni giocatore deforma l’informazione iniziale senza bisogno di una carta dei diritti e senza farlo apposta. La differenza sta nel fatto che su internet questo meccanismo fa correre le informazioni più velocemente facendo perdere le tracce dell’informazione stessa (non siamo forse dentro una rete orizzontale?). Se questo meccanismo ci rafforzi o ci indebolisca è ancora tutto da scoprire, ma di certo le informazioni rischiano di perdere di credibilità: perchè una fonte di informazioni dovrebbe avere più autorità di un’altra? La credibilità si può misurare sul numero di followers o va ricercata fuori dalla rete?

Il terzo aspetto ha a che fare con una pubblicità del 1993 in cui la Logitech pubblicizzava un mouse. In questa pubblicità è presente l’immagine di un bambino piccolo seduto con il pannolino. Sotto di lui la scitta “feels good”. Accanto viene riprodotto lo stesso bambino, questa volta coricato, senza pannolino, libero di fare la pipì dove vuole. Sotto il bambino la scritta “feels better” e la pubblicità dei nuovi mouse inventati dalla Logitech. Ecco dove sta tutta la portata rivoluzionaria di internet.

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