Dipendenze da internet: perché un ragazzo può rimanere incastrato nella rete

Relazione presentata il 15/6/2013 durante il dibattito “Internet: da opportunità a dipendenza”

Le vite degli altriIl www (World Wide Web) diventa pubblico nel 1993, quindi quest’anno, nel 2013, stiamo festeggiando i 20 anni della nascita di internet. Chi si è stancato della tecnologia, convinto che ormai sia arrivata ad un punto già molto avanzato, oltre al quale non è possibile andare, si metta il cuore in pace perché non siamo che agli albori di una nuova epoca. Caratteristica di tutte le rivoluzioni, e quella digitale non fa eccezione, è quella di far convivere, almeno inizialmente, persone che arrivano da un epoca pre-digitale, anche chiamati per questo immigrati digitali, e i ragazzi nati nella nuova epoca, i nativi digitali. Entrambi vivono in questi ambienti digitali che crescono a forte velocità, con la differenza che l’immigrato digitale è portato a paragonare questi nuovi ambienti con quelli precedenti, mentre per il nativo, essendo cresciuto a stretto contatto con la tecnologia, questa è l’unica realtà possibile, non è concepibile pensare al mondo senza una connessione ad internet.

Per dare un’idea della velocità con cui il digitale si sviluppa, si pensi che nei paesi occidentali, nel corso del 2012, alcuni dati stimano che sia avvenuta una crescita nell’uso di tablet e smartphone di più dell’80 % e che i minuti passati on line siano aumentati del 120%. L’aumento non si spiega solo attraverso una generica tendenza delle persone ad usare di più internet, ma anche per il fatto che la tecnologia continuamente immette nuovi dispositivi e nuove applicazioni che ci permettono una connessione più facile e attraente. Inoltre, se inizialmente gli ambienti digitali erano considerati in opposizione ad ambienti reali, sempre di più questa distinzione sta sfumando. Internet, attraverso i diversi dispositivi che in modi diversi ci consentono di connetterci ad esso, diventa così uno spazio in cui poter svolge innumerevoli attività di tipo sociale, relazionale, economico, di intrattenimento, svago…a differenza di altri ambienti, quello digitale, offre alle persone la possibilità di essere senza essere, un gioco di parole per dire che internet permette di essere qualcuno senza in realtà esserlo, ovvero di sperimentare stando un passo indietro, con un dispendio di risorse personali molto ridotto.

Fatte queste premesse, ci si può addentrare all’interno della rete. Partendo dal lavoro con alcuni ragazzi con una problematica di dipendenza da internet e le loro famiglie, emergono alcune questioni sulle quali credo sia necessario fermarsi per poter provare a capire meglio il nostro abitare questo mondo digitale e per chiedersi che cosa porti un ragazzo ad entrare, certe volte rimanendoci incastrato, nella rete…questo anche per provare ad ipotizzare che cosa è possibile fare per ridurre il rischio che questo accada o per aiutare chi è rimasto intrappolato.

Nella mia esperienza sono stati quasi sempre i genitori a chiedere un aiuto per il figlio. E’ difficile infatti che un ragazzo riconosca di passare troppo tempo nella rete, anche perché come spero di riuscire a fare vedere, non si tratta di una dipendenza da un oggetto specifico o da una sostanza, ma di un’immersione piena di significati dai quali non ci si riesce a privare tanto facilmente, soprattutto se non supportati e aiutati. […]

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