Errare è ancora possibile?

A prima vista sembrerebbe proprio di no. L’errore, nella nostra società, non è più consentito. La psicologia stessa, quando parla di benessere, sta negando che possa esistere una condizione in cui le persone errano, sostenendo che la condizione di ben-essere è quella da ricercare per poter vivere la propria vita al meglio. Su questa idea, le nuove generazioni si stanno scontrando e si scontreranno sempre di più: hanno studiato e si sono specializzate nella convinzione che con l’impegno tutto sarebbe stato loro consentito, che sarebbe  stato possibile trovare Il Lavoro, fare soldi, comprarsi una casa, la macchina, un’altra casa…senza tenere in conto che un errore sarebbe potuto capitare. La crisi economica che stiamo attraversando, in fondo, non è che il sintomo di questa società che ha cercato e sta cercando di ridurre al minimo l’errore. Si arriva ad un punto in cui tutto questo non tiene più, in cui l’assenza di errore, che viene tentata di riempire con la tecnologia e la scienza, svela l’altra faccia della medaglia: come essere umani siamo totalmente dentro all’errore. Sembrerebbe non esistere una soluzione, o si è in assenza o in presenza dell’errore.

Una strada possibile, se mi posso permettere di indicarla, è quella di avere a che fare con l’errore, ovvero di errare. Il cavaliere errante per eccellenza, Don Chisciotte, ci insegna in fondo che è nell’errare che si possono vivere le avventure. Certo, per fare questo, occorrerebbe che tutta la società, invece che sospirare la ripresa economica e, con essa, di questa illusione, si fermasse ad interrogarsi sul senso del continuare a consumare per non incorrere nell’errore, nel buco. La psicoanalisi ci insegna che è proprio a partire da una mancanza che si comincia a parlare e che solo sostenendo questa mancanza è possibile continuare nel racconto della propria vita. Si pensi ad esempio al valore del sintomo: è da lì che si comincia a parlare, è l’opportunità che abbiamo per poter dire qualche cosa di differente e non, come certa psicoterapia insegna, qualche cosa da annullare, da far sparire. Avere a che fare con il proprio sintomo può non essere semplice, richiede un impegno, un interrogativo, ma è l’unica strada percorribile per non cadere nell’illusione che possa esistere una vita senza errori e cominciare così ad errare. Chiedere un aiuto ad uno psicanalista, in fondo significa questo: passare dal dualismo, ovvero da una posizione chiusa in cui il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, il sintomo e la normalità, l’errore e il non errore sono già determinati, al due, ovvero una posizione che presuppone la presenza del tre. C’è un gioco che fanno i bambini che può aiutare a fare luce su questa questione: il gioco dei tre mattoni. Si deve completare un percorso camminando su tre mattoni e si viene eliminati se si appoggia un piede per terra. Dunque, per poter andare avanti, un mattone deve essere lasciato sempre libero in modo tale da poter appoggiare il piede che facciamo avanzare. Il mattone libero, che cambia sempre, ci permette così di andare avanti e di non cadere. Lo stesso gioco non sarebbe possibile se avessimo solo due mattoni, a meno che non ci si metta a fare i salti mortali per evitare di cadere. Che cosa è dunque questo terzo mattone? E’ la parola, il racconto, l’errare. Ma per cominciare a parlare, come già detto, è necessario che uno spazio sia lasciato vuoto, che l’errore non sia preso dentro l’illusione che sia possibile una vita senza errare.

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One Reply to “Errare è ancora possibile?”

  1. Credo che quello che dici sia davvero una buona base per discutere e condividere la condizione sociale di tanti, giovani e meno giovani, nella crisi attuale.

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