Essere o non essere nel virtuale?

 

Innanzitutto esiste una dipendenza da Internet? E, nel caso esistesse, come si può diventare dipendenti? Internet è la causa di una dipendenza o è piuttosto l’effetto di un altra patologia? E’una domanda, quest’ultima, che impone un ulteriore riflessione, dal momento che tutte le dipendenze possono essere considerate anche l’effetto di un altra patologia. Con il virtuale, però, possiamo aggiungere qualche cosa in più. Sempre più autori concordano infatti nel dire che il rischio patologico legato all’uso della rete deriva dalle caratteristiche tecniche della comunicazione telematica. Questo significa, per intendersi, che più si usa la rete più si rischia di sviluppare una qualche forma di dipendenza. Mi sembra una notizia abbastanza inquietante, soprattutto se pensiamo a quanto l’utilizzo della rete stia sempre di più entrando a fare parte della nostra vita. Sul sito http://www.internetworldstats.com, si legge come in Italia il numero delle persone on line sia passato da 13.000.000 nel 2000 a 36.000.000 nel 2011. Un aumento di più del 50% che meriterebbe, se non altro, qualche riflessione in più. Invece si continua a parlare tanto delle potenzialità della rete, molto poco dei rischi ad essa collegati. Senza dimenticarsi delle infinite potenzialità che la rete può offrire, bisognerebbe approfondirne un po’ di più i rischi, i quali possono arrivare a far annullare del tutto le stesse potenzialità. Il rischio maggiore scaturisce dal fatto che nel virtuale non c’è il limite del corpo, del Reale. Se prendiamo ad esempio il gioco dei bambini, quando giocano all’essere ciò che non sono, a fare finta di essere la mamma piuttosto che il papà, ci accorgeremo che in quel loro gioco il limite del Reale è sempre presente:i bambini sanno che non possono essere tutto, che esiste un limite del corpo che li costringe a stare nel racconto, a provare ad essere quell’altro senza però esserlo. Lo stesso non accade con il gioco nel virtuale, in cui l’assenza del limite rende possibile “l’essere senza essere”, ovvero il poter essere qualsiasi cosa io desideri di essere. In più, il fatto che da questo gioco non siano escluse le emozioni, rende il tutto ancora più affascinante e pericoloso: posso davvero essere quello che voglio, perché provo delle emozioni vere.

Per tutte queste ragioni credo sia importante fermarci un poco di più sulle questioni che il virtuale ci impone e non limitarci a godere delle sue infinite potenzialità.

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